Chiusura domenicale dei supermercati, un dibattito che prende Corpo tra costi e consumi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La proposta di valutare una chiusura domenicale generalizzata per i supermercati, avanzata con decisione dal presidente di Ancc Coop Ernesto Dalle Rive, sta facendo emergere le prime, significative adesioni da parte delle organizzazioni di categoria, in un contesto economico che obbliga a ripensare modelli operativi ormai consolidati. La Uiltucs Liguria, infatti, ha espresso il proprio sostegno all'idea, schierandosi a favore di una misura presentata non come un'astrazione ideologica ma come una risposta concreta alla stretta sui consumi domestici e alla crescita inarrestabile dei costi di gestione. Dalle Rive, dopo aver condiviso i dati del rapporto Coop sulle previsioni per il 2026, ha sottolineato come le principali cooperative da tempo guardino con favore a questa ipotesi, annunciando l'intenzione di aprire un confronto con Federdistribuzione e l'Associazione della distribuzione moderna per tentare di raggiungere una visione comune su un tema che divide da anni il settore.

Una scelta dettata dai numeri, non da crociate

A rimarcare la concretezza di questa prospettiva, che si allontana da qualsiasi tono polemico o pretestuoso, è anche il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Giammaria Zanzini, il quale afferma che "è arrivato il momento di ragionare seriamente". Secondo la sua analisi, di fronte a consumi delle famiglie sostanzialmente fermi, costi operativi in continua ascesa e margini commerciali sempre più ridotti, valutare la chiusura domenicale rappresenta ormai una scelta di buon senso, dettata da una fredda valutazione dei conti. "Non è una crociata, ma una proposta concreta, supportata dai numeri", ha precisato Zanzini, indicando come la contrazione della domanda renda meno sostenibili gli oneri legati all'apertura festiva, primi fra tutti quelli per il lavoro straordinario.

La crisi del reclutamento e il nodo del lavoro festivo

Oltre alla mera questione economica, a rendere attuale la discussione è una difficoltà strutturale che attanaglia la grande distribuzione: la crescente fatica nel reclutare personale, soprattutto giovane, disposto a coprire turni durante i fine settimana e le festività. Si tratta di un impiego considerato faticoso, che molti evitano proprio per le condizioni orarie che impone, un problema acuito dalla necessità per le aziende di attrarre, parallelamente, figure professionali qualificate in grado di gestire la complessa transizione digitale in atto. In questo quadro, la possibilità di garantire ai dipendenti la domenica libera viene vista da alcuni come un potenziale strumento per rendere il lavoro nel retail più appetibile e riavvicinare quelle risorse umane che oggi si mostrano diffidenti.

Un settore spaccato di fronte a una possibile rivoluzione

La presa di posizione della Coop, dunque, ha gettato un sasso nello stagno, riaprendo un dibattito che sembra destinato a dividere profondamente gli operatori della distribuzione moderna. Se da un lato, infatti, c'è chi vede nella chiusura domenicale una razionalizzazione inevitabile e forse benefica, altri temono l'impatto su abitudini di acquisto radicate e su una concorrenza già molto agguerrita. La proposta, comunque, ha il merito di portare alla luce le criticità di un sistema che opera in condizioni mutate, costringendo a una riflessione collettiva i cui esiti sono ancora tutto da definire, mentre le famiglie continuano a fare i conti con bilanci sempre più risicati.

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