Sinner, Cobolli e Sonego: l’Italia scrive la storia a Wimbledon
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Redazione Sport
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Londra – Mai prima d’ora, nell’erba immacolata di Wimbledon, si era visto un tridente azzurro avanzare così lontano. Jannik Sinner, Flavio Cobolli e Lorenzo Sonego hanno superato il terzo turno, un traguardo che nessun italiano aveva mai raggiunto in tre contemporaneamente. Un fatto storico, che ribalta decenni di difficoltà nello Slam più prestigioso, tradizionalmente avaro di soddisfazioni per il tennis italiano.
Sinner, il "Profeta dai capelli rossi", ha dominato Pedro Martínez concedendogli appena cinque giochi, confermando una forma che lo rende uno dei favoriti per il titolo. Con soli 17 giochi persi nei primi tre match, ha perfino superato il record dell’era Open di Roger Federer, che nel 2004 ne aveva lasciati 19. Un’affermazione di superiorità che non lascia spazio a dubbi: il suo tennis, pulito e implacabile, sembra fatto apposta per il veloce londinese.
Accanto a lui, Cobolli – soprannominato "Cobbo" – ha dimostrato di essere molto più di un promettente talento. Dopo aver domato il giovane ceco Jakub Mensik in tre set, si è guadagnato per la prima volta gli ottavi in un Major, e proprio sull’erba, superficie che non avrebbe mai immaginato potesse diventare la sua alleata. Il suo gioco, un tempo sbilanciato verso l’istinto, ora mostra una maturità tattica che lo proietta tra i protagonisti del circuito.
E poi c’è Sonego, l’eterno guerriero, capace di regalare al pubblico uno di quegli incontri che entrano nella memoria. Cinque ore di battaglia contro Brandon Nakashima, cinque set tirati al filo dell’emozione, con tre tie-break e un finale da brividi. «Ho giocato alla Sonego», ha commentato con una risata dopo il match, sottolineando quella grinta che lo rende un avversario scomodo per chiunque.
Wimbledon, che quest’anno ha aumentato il montepremi del 7% rispetto al 2024 – portando il premio per i campioni a 3 milioni di sterline – sembra aver finalmente aperto le porte all’Italia. Un cambiamento epocale, se si pensa che fino a poco tempo fa questo torneo era considerato un tabù per i tennisti azzurri, uomini e donne.




