Ivrea, esplosione davanti al tribunale: la pista della bomba carta e la fuga in auto nella notte
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Redazione Interno
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Erano da poco passate le nove di sera, quando un boato improvviso ha rotto la quiete di via Pavese, quella strada che costeggia il palazzo di giustizia di Ivrea. L’esplosione, avvenuta nel cortile antistante la procura, ha subito innescato un incendio; una colonna di fumo denso e scuro, visibile a distanza, si è alzata tra gli allarmi dei residenti, alcuni dei quali hanno sentito più di una detonazione prima che le fiamme si propagassero. Sul posto, come prevedibile in questi casi, l’intervento è stato massiccio: i vigili del fuoco hanno domato il rogo in breve tempo, mentre gli artificieri dei carabinieri, insieme alla Digos e alla Squadra mobile di Torino, hanno iniziato a setacciare l’area per capire cosa fosse successo davvero.
La dinamica dell’attentato e i primi rilievi
Secondo una prima ricostruzione, l’ordigno – che gli inquirenti descrivono come una bomba carta o un grosso petardo – sarebbe stato lanciato da dietro la bassa recinzione che separa il parcheggio dall’ingresso del complesso giudiziario. L’oggetto, dotato di una miccia, è finito sulle scale esterne della procura, esplodendo in prossimità degli uffici. Nonostante la violenza del botto, i danni a cose e strutture sono stati definiti sostanzialmente irrilevanti; non ci sono feriti, anche perché a quell’ora gli uffici erano chiusi e, tra l’altro, solo il pubblico ministero di turno era presente all’interno dell’edificio. I residenti della zona, sentita l’esplosione, hanno chiamato i carabinieri, contribuendo così a far scattare immediatamente le procedure di sicurezza.
Un fuggitivo e le telecamere di sorveglianza
Le indagini si concentrano ora su un singolo individuo, che avrebbe agito in solitaria. Un testimone ha riferito di aver visto un’auto allontanarsi a velocità sostenuta subito dopo il boato; la vettura si sarebbe dileguata tra le strade che portano fuori città, lasciando dietro di sé solo il fumo e la paura. Gli investigatori, in queste ore, stanno visionando con attenzione i filmati delle telecamere di videosorveglianza del palazzo di giustizia. Sembra, stando a quanto filtra, che l’autore del gesto sia stato in parte ripreso, anche se non in volto; le immagini potrebbero comunque rivelarsi utili per ricostruire il percorso di fuga.
Tutte le piste aperte: dalla criminalità organizzata ai gesti isolati
La procura di Ivrea, che ha competenza su una vasta area del torinese, non chiude nessun portone. Il ventaglio delle ipotesi è volutamente ampio, come impone la prassi in questi casi: si va dalla bravata fine a se stessa, al gesto intimidatorio mirato. E non è un dettaglio da poco, considerato che in questo tribunale si celebrano processi delicatissimi. Tra i fascicoli più caldi c’è quello relativo all’inchiesta "Echidna", un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia che ha svelato presunte infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte, toccando appalti e politica locale. Accanto a questo, ci sono procedimenti meno eclatanti ma altrettanto seguiti, come le condanne richieste per alcuni esponenti del movimento No Vax, accusati di aver realizzato graffiti vandalici tra il 2021 e il 2024. Qualcuno, insomma, potrebbe avere un forte interesse a lanciare un segnale, o forse si è trattato semplicemente di un atto vandalico finito male. Al momento, la Digos mantiene il più stretto riserbo, in attesa di acquisire ulteriori elementi tecnici e testimonianze.




