Jane Fonda e quel sentimento per Redford mai consumato: «Io innamorata, lui non così imprudente»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Era sufficiente osservare la loro alchimia sullo schermo – in La caccia (1966) come nel più celebre A piedi nudi nel parco (1967) – per capire che, tra Jane Fonda e Robert Redford, non si trattasse soltanto di tecnica attoriale. Una complicità talmente viscerale e naturale da far nascere, nel pubblico, il dubbio che dietro quelle sguardi ci fosse molto più di una semplice intesa professionale. Oggi, a quasi sessant’anni di distanza dal loro primo incontro sul set, è la stessa Fonda, ottantottenne con la schiettezza che la contraddistingue, a confermare quelle sensazioni. Nel corso della serata inaugurale del TCM Classic Film Festival, ripresa da Variety e dal magazine Elle, l’attrice ha rotto un silenzio durato decenni rivelando la natura di quel legame.

«Eravamo entrambi sposati – ha confessato la due volte premio Oscar – ed ero innamorata di lui». Una rivelazione, questa, che restituisce una nuova profondità a uno dei sodalizi artistici più amati della storia del cinema. Tuttavia, a differenza di quanto molti spettatori avevano immaginato, quella fiamma non si trasformò mai in una relazione clandestina. A frenare ogni slancio, secondo il racconto della stessa Fonda, fu proprio Redford, descritto come un uomo dalla moralità inflessibile o, per meglio dire, «non così imprudente da avere una storia con me». Una definizione, quest’ultima, che l’attrice ha ripetuto più volte con un misto di ironia e disincanto, chiarendo che, nonostante l’attrazione reciproca, l’attore non volle mai varcare quella linea sottile che separa la finzione dalla realtà.

La scintilla sul set di «La caccia» e i baci a sfondo calorifero

Tutto ebbe inizio sul set di La caccia (1966), il film diretto da Arthur Penn che li vide protagonisti per la prima volta insieme. Fu lì, lontano dal gossip e nel pieno dell’epoca d’oro di Hollywood, che scoccò quella che Fonda ha definito «una cotta enorme» per il suo bellissimo collega. Per rendere l’idea di quella tensione irrisolta, l’attrice ha rievocato un aneddoto gustoso e rivelatore. A proposito di una scena d’amore in A piedi nudi nel parco, ha ricordato come il copione richiedesse ai due personaggi di avere molto freddo: «Il che mi diede la scusa perfetta per rannicchiarmi accanto a lui». E se sul grande schermo la passione sembrava divampare, nella realtà il divismo di Redford costituiva un ostacolo paradossale. Fonda ha raccontato che sul set de Il cavaliere elettrico (1979) l’attore arrivava invariabilmente in ritardo di ore. La ragione era semplice, e a dir poco straordinaria: «Le donne lo vedevano e correvano verso di lui, svenivano ai suoi piedi», ha spiegato la diva, testimone oculare di un fenomeno che trasformava ogni apparizione pubblica di Redford in un evento quasi surreale. Nel 2017, in occasione dell’ultimo film girato insieme (Le nostre anime di notte), le scene condivise nel letto si fecero più frequenti. Eppure, anche in quella circostanza, la situazione non cambiò: «Ma niente», ha tagliato corto la Fonda, con una risata che racchiude cinquant’anni di sentimenti trattenuti.

Una risposta spiazzante e una gelosia ancora viva

C’è un momento, nel lungo excursus dell’attrice, che forse più di altri illumina il rapporto tra i due. Durante il primo incontro, consapevole della propria attrazione, Fonda chiese a Redford se avesse mai avuto storie extraconiugali. La risposta – per usare un eufemismo – fu glaciale e paradossale: «Beh, se avessi un’avventura, sarebbe con qualcuno come una prostituta». Una battuta che, nelle intenzioni probabilmente bonaria, suonò come una chiusura secca, quasi a voler dissuadere la collega da qualsiasi ulteriore tentativo di avvicinamento. L’attrice ha inoltre dimostrato che, nonostante gli anni e il rispetto reciproco, una punta di gelosia artistica sia sopravvissuta. Con riferimento alla cerimonia degli Oscar del 2026, nella quale Barbra Streisand è stata chiamata a omaggiare la carriera di Redford, Fonda non ha potuto trattenere un commento ironico, chiedendosi pubblicamente perché fosse stata scelta proprio lei («Ha fatto solo un film con lui, io quattro!»), salvo poi ridimensionare la polemica definendo «favolosa» la performance della sua collega. Un battibecco che dimostra come, forse, quell’antica fiamma bruci ancora sotto la cenere.

Il fascino dell’amore impossibile nella memoria di Hollywood

Che i due attori non siano mai stati una coppia nella vita reale è un dato di fatto acclarato; eppure, nell’immaginario collettivo, Jane Fonda e Robert Redford hanno rappresentato qualcosa di più di due semplici partner cinematografici. Hanno incarnato l’idea stessa di un amore elegante, sospeso e incompiuto. Un sentimento nato dalla stima professionale e dalla complementarietà delle loro personalità: lui il simbolo del cinema classico divenuto poi artefice del Sundance, lei l’attivista versatile capace di reinventarsi da Barbarella a icona politica. A distanza di decenni, e a meno di un anno dalla scomparsa di Redford, quelle confessioni restituiscono a entrambi una dimensione più umana. Fonda ha voluto rivedere il film prima della proiezione al festival, ammettendo candidamente di volerlo «guardare ancora un po’». Come a cercare, in quelle vecchie pellicole, le tracce di un uomo che non volle mai essere suo, ma che – proprio per questo – non smetterà mai di appartenerle nell’immaginario romantico di Hollywood.

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