Jane Fonda contro Barbra Streisand: "Per l'omaggio a Robert Redford agli Oscar dovevo salire sul palco io"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notte degli Oscar, quella consacrazione di glamour e retorica che celebra il meglio di Hollywood, ha lasciato dietro di sé, come talvolta accade, uno strascico di veleni e recriminazioni tutte interne al mondo dorato che rappresenta. Se il grande trionfatore della 98esima edizione è stato Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson, con le sue sei statuette, il vero e proprio dramma, quello non scritto in alcuna sceneggiatura, si è consumato a cerimonia conclusa, lontano dai riflettori del Dolby Theatre. Protagoniste due autentiche icone, due donne che del cinema americano hanno scritto pagine memorabili: Jane Fonda e Barbra Streisand. Oggetto del contendere, per quanto possa sembrare paradossale, l'omaggio a un uomo scomparso, Robert Redford, la cui memoria è stata onorata durante il consueto e commovente segmento In Memoriam.
Barbra Streisand, infatti, era stata chiamata dall’Academy per ricordare il collega e amico, scomparso nel settembre del 2025 all’età di 89 anni. E lo aveva fatto con la consueta eleganza, intrecciando ricordi personali e professionali: aveva ripercorso la genesi travagliata di Come eravamo, il film di Sydney Pollack del 1973 che li vide protagonisti, rivelando come Redford inizialmente avesse rifiutato la parte, per poi rendersi conto, dopo numerose riscritture, della profondità di un personaggio che lui stesso voleva avere “una spina dorsale”. E, per suggellare quel legame indissolubile, aveva intonato alcuni versi di The Way We Were, la celebre canzone colonna sonora di pellicola. Un tributo, il suo, che mirava dritto al cuore della storia del cinema e che, invece, ne ha finito per scalfire un’altra, ben più terrena e competitiva.
È stata Jane Fonda, ospite al party organizzato da Vanity Fair dopo la cerimonia, a innescare la micela della polemica, con la schiettezza che da sempre contraddistingue la sua carriera e la sua vita pubblica. Interpellata da un giornalista di Entertainment Tonight, inizialmente intenzionata a parlare del suo abito, l’attrice non ha potuto trattenere un moto di stizza, trasformando la domanda in un pretesto per esprimere il proprio disappunto. La sua critica non riguardava la qualità dell'intervento di Streisand, ma la legittimità stessa della sua presenza su quel palco. "Io voglio sapere perché è salita su quel palco la Streisand per fare quello che ha fatto per Redford", ha esordito la Fonda, con un tono tra il divertito e il risentito, lasciando intendere che la scelta dell'Academy fosse quantomeno discutibile.
Il cuore della sua argomentazione, ripreso poi da tutte le agenzie di stampa, risiedeva in un dato puramente numerico: il numero di film girati insieme. "Lei con lui ha fatto un solo film, io ne ho girati quattro. Io avrei molto più da dire sul suo conto". Un'affermazione secca, che trasformava una questione affettiva e artistica in una sorta di primato statistico. E in effetti, ripercorrendo le rispettive filmografie, la Fonda non ha tutti i torti: il sodalizio artistico tra lei e Redford è ben più so, spaziando dalla fine degli anni Sessanta fino al nuovo millennio. Si va da La caccia (1966) di Arthur Penn a A piedi nudi nel parco (1967), per poi passare a Il cavaliere elettrico (1979) e, infine, al commovente Le nostre anime di notte (2017), una produzione Netflix che li vedeva entrambi protagonisti in una storia d'amore e solitudine ai margini dell'esistenza.
Un rapporto, quello con Redford, che la stessa Fonda ha sempre descritto come speciale, intriso di una ammirazione che andava ben oltre il collega. Nel corso della stessa intervista post-Oscar, l'attrazione confessata senza troppi giri di parole: "Sono sempre stata innamorata di lui", ha dichiarato con una risata maliziosa che sapeva di nostalgia e di antica complicità. Lo ha definito "l'essere umano più splendido", elogiandone non solo il fascino irresistibile che per decenni lo ha reso un sex symbol, ma anche i valori e l'impegno profusi nel sostenere il cinema indipendente, attraverso il Sundance Institute, che di quel cinema è diventato il tempio indiscusso.
La replica di Barbra Streisand, per il momento, non è arrivata, e non è affatto scontato che arrivi. La cantante e attrice, dal canto suo, durante la breve allocuzione in diretta mondiale aveva comunque sottolineato la particolarità del legame con Redford, un legame nato proprio dalla difficoltà e dalla tensione creativa sul set di Come eravamo, un film che li ha consegnati per sempre alla storia come una delle coppie più iconiche e struggenti del grande schermo. Nel suo intervento, la Streisand lo aveva ricordato come un "cowboy intellettuale che tracciava la propria strada", una definizione che ne racchiudeva l’essenza ribelle e l’integrità.




