Jane Fonda e quel sentimento per Redford mai ricambiato dalla prudenza

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è voluto più di mezzo secolo per vederla cedere, infrangendo quel riserbo che da sempre ha custodito i segreti del set. Jane Fonda, durante la serata inaugurale del Tcm Classic Film Festival – un evento poi ripreso da Variety e da Elle – ha scelto di aprire uno spiraglio su una delle relazioni mai vissute più celebri di Hollywood. Quella con Robert Redford, cioè il volto che per decenni ha impersonato, accanto a lei, l’idea stessa della complicità perfetta.

«Ero innamorata di lui», ha confessato l’attrice, chiudendo così un cerchio iniziato nel lontano 1966 con “La caccia”. Poi, l’anno seguente, “A piedi nudi nel parco” trasformò quel sodalizio professionale in un fenomeno di costume: gli spettatori giurarono che tanta naturalezza non potesse essere solo recitazione. Fonda, però, è stata altrettanto chiara nel delimitare il perimetro di quell’amore. Non ci fu mai una storia, né tanto meno una relazione extraconiugale. La ragione, a sentire le sue parole, risiedeva soprattutto in lui. «Lui non era così imprudente», ha detto, riferendosi a Redford e al fatto che entrambi, all’epoca, erano già sposati.

Un’ammissione che restituisce il ritratto di un uomo misurato

L’attrice ha descritto il collega con un misto di affetto e ammirazione, quasi fosse tornata a quegli anni Sessanta senza filtri. «Era destinato a fare l’attore – ha spiegato –, una stella del cinema brillante. Inoltre, era l’uomo più bello con cui fossi mai stata. Molto intelligente, molto divertente». E poi quelle donne che, ha ricordato Fonda, «svenivano ai suoi piedi». Ma Redford, a differenza di quanto molti si sarebbero aspettati da un divo del suo calibro, non approfittò mai di quella situazione. La prudenza – lei lo ripete più volte – fu la bussola che impedì a quel sentimento di tradursi in un atto. Un dettaglio non secondario, in un’industria dove i confini tra vita reale e finzione sono sempre stati labili.

Così, per oltre cinquant’anni, gli spettatori hanno continuato a proiettarli come coppia ideale, e loro hanno portato quella chimica da un film all’altro, senza mai smentire né confermare. Fonda, adesso, sceglie la verità, ma lo fa a modo suo: senza rimpianto teatrale, quasi consegnando un pezzo di diario privato alla cronaca leggera ma rigorosa di un festival.

Quel “no” che diventò leggenda (a sua insaputa)

La rivelazione più interessante, forse, non è neppure l’esistenza dell’innamoramento, quanto la ragione per cui non ebbe seguito. Perché Redford, racconta l’attrice, «non fu così imprudente». Una parola, “imprudente”, che pesa come un macigno in un’epoca in cui molti colleghi gettavano al vento la propria reputazione per un flirt sul set. Lui, invece, avrebbe preferito preservare il matrimonio e forse, chissà, anche l’integrità di un rapporto artistico che altrimenti si sarebbe incrinato. Fonda non lo giudica, lo descrive; non si lamenta, racconta.

Nel corso dello stesso evento, l’attrice ha anche sottolineato come Redford fosse «molto intelligente e molto divertente», qualità che evidentemente accrescevano il fascino di quell’uomo già dotato di una bellezza fuori dal comune. Ma la distanza tra l’ammirazione e l’azione rimase intatta. Di fronte a un sentimento condiviso – lei lo ammette senza pudore – lui scelse la stabilità, la famiglia, il perimetro lecito di una vita professionale brillante ma separata dalla sfera privata.

Hollywood e i suoi amori mai sbocciati

Non è la prima volta che una grande star confessa un amore non corrisposto o, in questo caso, non agito. Ciò che rende unica questa vicenda è la durata: quasi sessant’anni di silenzio, spezzati solo ora, in un contesto festivaliero dove la nostalgia fa da padrona. Fonda, oggi, non ha più nulla da perdere in termini di immagine – la sua carriera è un monumento – e forse proprio per questo può permettersi una sincerità che altri evitano. Né c’è traccia, nelle sue parole, di quel rancore che talvolta affiora in confessioni simili. Al contrario, emerge un ritratto affettuoso di un collega che, pur sapendo di potere (perché di certo lo sapeva), scelse di non varcare quella porta.

Il pubblico, da parte sua, ha sempre amato credere al contrario. E in fondo, ammette ora l’attrice, quel pubblico non aveva tutti i torti: la chimica c’era, eccome. Solo che non bastò a scavalcare il confine del “si può fare”. Redford, prudente appunto, non volle rischiare una storia – forse, azzarda Fonda senza dirlo esplicitamente, perché già la loro sintonia sullo schermo era così perfetta da non aver bisogno di repliche nella realtà.

Un film mai girato, eppure così nitido

Le dichiarazioni di Jane Fonda arrivano a distanza di anni dall’ultima loro apparizione insieme – il 2017 con “Senza lasciare traccia” fu una sorta di commiato elegante – e restituiscono un’immagine nitida di quell’intesa. Lei innamorata, lui consapevole ma irremovibile. «Le donne lo vedevano e svenivano ai suoi piedi», ha ricordato quasi ridendo, senza alcuna punta di gelosia. Solo la cronaca di un fatto: Redford era un uomo talmente bello e carismatico che chiunque, intorno a lui, finiva per esserne attratto. E lei, Jane Fonda, non fece eccezione.

La differenza, semmai, sta nella durata di quel sentimento e nella decisione di non tradirlo mai – lui no, ma neppure lei, visto che anche l’attrice era sposata – con un gesto avventato. Così quel che resta, oggi, è una dichiarazione d’amore pulita, asciutta, priva di rimpianti teatrali. Fonda ha voluto che il mondo lo sapesse, dopo averlo custodito per decenni. Non per cambiare il passato, ma per mettere un punto fermo su una delle pagine più fraintese (o forse no) della storia del cinema. Perché il pubblico aveva intuito il sentimento. Solo che non sapeva, di quel sentimento, quanto fosse stato casto.

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