Sinner, il “'tacci sua” di Cobolli e la carbonara che non si gira: l’italiano al quinto successo romano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La conferenza stampa di Jannik Sinner, dopo il debutto trionfale contro Sebastian Ofner nel secondo turno del Masters 1000 di Roma, si tinge di ironia sottile e aneddoti spogliatoio. Il numero uno del mondo, che al Foro Italico cerca il quinto successo del 2026 in un torneo dove non ha mai vinto, ha risposto con il suo tipico aplomb controllato alle battute del collega Flavio Cobolli. Quest’ultimo, al termine di un allenamento particolarmente estenuante con l’altoatesino, aveva confidato ai microfoni di Sky, con quella sua consueta ironia romanesca, una confidenza diventata virale: “Tacci sua, ho dovuto rifare il massaggio”. Una frase, quest’ultima, che Cobolli ha lanciato per descrivere la fatica patita nel tentare di tenere il passo del campione, e che Sinner ha commentato con leggerezza, senza mai perdere di vista il focus sulla competizione imminente.

L’esordio vincente – un 6-3 6-4 che non ammette repliche – ha spazzato via ogni possibile residuo di tensione, come dimostra anche la disamina tecnica del match. Jannik ha spiegato, ricordando i precedenti confronti, che Ofner era per lui “un giocatore nuovo” a cui adattarsi, nonostante si fossero incrociati “un po’ di anni fa”. “Le prime partite sono sempre difficili”, ha ammesso il tennista, “ma sono soddisfatto perché il campo centrale tutto esaurito mi ha dato una spinta notevole”. Scompare così lo spauracchio Mensik, ultimo ad aver battuto l’italiano a Doha nel febbraio scorso; al suo posto, domani, nel terzo turno, troverà Popyrin, un avversario che sulla terra promette battaglia ma contro cui i pronostici (quote comprese) risultano ampiamente sbilanciati a favore del padrone di casa.

La carbonara, le tradizioni e l’assenza di giri di parole

Non solo palleggi e massaggi, però: Sinner si è concesso una divagazione culinaria, rivelando un talento – o forse una consapevolezza – che lo lega ulteriormente alle sue radici. “So fare la carbonara, ma non la posso girare”, ha dichiarato con un sorriso, riferendosi alla rigida ortodossia della ricetta romana che vieta l’uso del cucchiaio per mantecare. Una frase, quest’inciso, che fa da contrappunto ironico alla durezza degli scambi, mentre sullo sfondo del torneo si materializza un dato statistico di portata storica: sette italiani ai sedicesimi di finale a Roma. A livello maschile, un risultato del genere non accadeva dal lontano 1972, e il movimento azzurro (giova ricordarlo) può ancora contare su sette racchette nel tabellone del singolare maschile, tra cui spiccano nomi come Lorenzo Musetti e lo stesso Cobolli.

Sette azzurri al terzo turno: un’ecatombe evitata

L’allineamento del tabellone al terzo turno degli Internazionali BNL d’Italia 2026 (evento che combina il circuito ATP e WTA 1000) racconta quindi una storia di profondità e resilienza. Se ne parla poco, forse, ma l’assenza di eliminazioni premature tra i qualificati di casa rappresenta un’anomalia positiva rispetto alle edizioni passate. Mentre Sinner si prepara ad affrontare Popyrin, l’attenzione degli addetti ai lavori si concentra sulla capacità di questi sette giocatori di reggere l’urto dei top seed internazionali. Non ci sono giudizi affrettati sul futuro, né facili entusiasmi: i numeri parlano da soli, e descrivono un ecosistema tennistico in cui l’Italia smette di essere una semplice fucina di talenti per diventare una vera e propria potenza di fatto.

L’assenza di spauracchi e il peso di un pronostico

Quanto a Sinner, la sua strada appare sgombra da ostacoli psicologici almeno nell’immediato. Aver archiviato la pratica Ofner con un doppio break per set, senza mai cedere la battuta, ha confermato la superiorità tecnica e mentale del numero uno del mondo. I pronostici per il match con Popyrin – lo si legge tra le righe dei commenti a caldo – non contemplano particolari scossoni, anche perché l’australiano, pur dotato di un servizio potente, fatica sulla terra a mantenere la stessa incisività mostrata sul cemento. Resta, semmai, l’interrogativo silenzioso sul perché Sinner non abbia mai vinto a Roma, una curiosità che il diretto interessato elude con risposte misurate, preferendo parlare di “adattamento” e di “partita dopo partita”. L’ironia di Cobolli, la carbonara immobile e quel record del 1972 fanno da cornice a una cavalcata che, almeno per ora, procede senza intoppi.

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