Nigeria, nuovo massacro di cristiani: assalto alla messa, sacerdote ucciso, decine di rapiti nello Zamfara
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Redazione Esteri
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La Nigeria sprofonda ancora una volta nel sangue e nel silenzio assordante delle istituzioni, con un fine settimana che ha consegnato ai bollettini di cronaca nera un triste primato di violenza: un sacerdote massacrato a colpi di machete, un assalto in piena celebrazione eucaristica nel sud-est e un raid nel nord-ovest che ha portato al sequestro di almeno 52 civili, molti dei quali bambini.
Un quadro che restituisce l'immagine di un Paese africano tra i più popolosi, ormai completamente in balìa di bande criminali e gruppi armati, dove i luoghi sacri e le comunità rurali sono diventati bersagli quotidiani di un'insicurezza endemica.
La strage di padre Samuel Opeyemi Oyetoro
La prima, drammatica notizia arriva dalla diocesi di Lokoja, nello Stato di Kogi, dove è stato confermato l'omicidio di padre Samuel Opeyemi Oyetoro. Il sacerdote, secondo quanto ricostruito, è stato aggredito e ucciso il 29 luglio lungo Church Road, nella città di Ajaokuta. La polizia locale ha riferito che il corpo del religioso è stato rinvenuto con profonde ferite da machete alla testa, in quello che appare come un agguato mortale. La salma è stata trasportata all'ospedale ASCL, dove ne è stata constatata la morte, e successivamente trasferita in obitorio per l'autopsia.
La notizia ha gettato nello sconforto la comunità cattolica locale; il governatore dello Stato di Kogi, Ahmed Ododo, ha duramente condannato l'accaduto, definendolo un "atto atroce e inaccettabile", mentre la diocesi ha chiesto preghiere per il religioso, sottolineando il suo "ministero fedele e la dedizione al popolo di Dio".
L'assalto durante la messa di domenica
Se l'uccisione del sacerdote aveva già scosso le gerarchie ecclesiastiche, la domenica ha portato con sé un nuovo, gravissimo episodio di violenza. Nella mattina del 2 agosto, mentre si celebrava la Messa, almeno sette uomini armati hanno fatto irruzione nella chiesa di St. Joseph a Inoyi, nello Stato di Enugu, nel sud-est della Nigeria. I banditi hanno interrotto la celebrazione liturgica, seminando il panico tra i fedeli che hanno cercato di mettersi in salvo, e hanno rapito tre persone: un seminarista, un catechista e un parrocchiano.
La fuga dei rapitori verso una vicina area boschiva è stata inseguita da alcuni fedeli, che hanno però desistito, temendo per la sorte degli ostanti e per la propria incolumità di fronte alla pesantezza dell'armamento degli aggressori. Un'operazione di polizia avviata subito dopo ha però permesso al catechista di liberarsi e tornare a casa, mentre il seminarista, identificato in Lawrence Chidera Igbo, e il fedele laico, di cui è noto solo il nome, Emmanuel, risultano ancora prigionieri.
Raid nello Zamfara: oltre 50 ostaggi
Ma la scia di sangue e terrore non si ferma al sud-est. Sempre nella notte tra sabato e domenica, un gruppo di banditi armati ha condotto un attacco coordinato contro il villaggio di Kasuwar Daji, nello Stato di Zamfara, nel nord-ovest del Paese. Secondo le testimonianze raccolte dai media locali, gli uomini armati, giunti a bordo di motociclette, hanno preso d'assalto una base militare situata alla periferia del villaggio, sopraffacendo i militari e impossessandosi dei fucili custoditi nell'armeria.
Dopo aver dato fuoco a un veicolo di pattugliamento e aver ucciso almeno un soldato e un agente di polizia, hanno fatto irruzione nelle case del villaggio, rapinando i residenti e sequestrando decine di persone. Le cifre relative al numero degli ostaggi sono state confuse nelle prime ore: alcune fonti parlano di un centinaio di persone inizialmente rapite e poi parzialmente rilasciate, altre indicano il numero di 52 come il conteggio finale dei prigionieri trattenuti dai banditi.
Un residente, Shehu Abdullahi, ha raccontato all'AFP che tra i rapiti c'è anche sua figlia di 12 anni, mentre un altro abitante ha riferito che i criminali sono andati "casa per casa" portando via le persone, comprese due nuore e due adolescenti della sua famiglia. Le autorità militari, attraverso il portavoce Olaniyi Osoba, hanno dichiarato di aver "respinto con successo" l'assalto alla base, ma l'esercito ha ammesso il bilancio delle vittime e la cattura di un numero imprecisato di residenti, definendo l'attacco opera di "terroristi".
La strategia del terrore e i riscatti
I rapimenti di massa e gli omicidi mirati che hanno sconvolto la Nigeria in questi ultimi giorni non sono episodi isolati, ma si inseriscono in una strategia criminale ben precisa. Nel nord-ovest, le bande conosciute come "bandits" utilizzano i sequestri come principale fonte di finanziamento, imponendo "tasse" agli agricoltori, saccheggiando villaggi e chiedendo ingenti riscatti per la liberazione degli ostaggi. Nel nord-est, invece, la minaccia è rappresentata principalmente dai gruppi jihadisti.
Nonostante la presenza dell'esercito e le ripetute operazioni di sicurezza annunciate dal governo, la popolazione civile resta esposta a una condizione di costante paura, con attacchi che colpiscono indiscriminatamente luoghi di culto, comunità rurali e personale religioso, in un Paese che sembra aver perso il controllo del proprio territorio.
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