Giarrettiera a Windsor, la complicità (e le scelte sartoriali) di Kate e Sophie
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Londra. A meno di quarantotto ore di distanza dalla parata militare del Trooping the Colour, tenutasi per celebrare il compleanno ufficiale del sovrano, la famiglia reale britannica si è nuovamente riunita in un contesto altrettanto solenne, seppur intriso di una ritualità più antica e raccolta. Lo si è visto nei giardini del Castello di Windsor lunedì 15 giugno, in occasione della cerimonia annuale dedicata al più nobile Ordine della Giarrettiera, un’istituzione cavalleresca le cui origini risalgono a circa sette secoli fa sotto il regno di Edoardo III.
A sfilare tra i cancelli della residenza, addobbati per l’occasione con i vessilli araldici, non c’erano solo i membri più anziani del "Firm", ma anche i rappresentanti della nuova guardia, tutti rigorosamente insigniti o legati a quel novero ristretto di Cavalieri e Dame che custodiscono la tradizione.
Re Carlo, avvolto nei caratteristici abiti di velluto blu scuro e nel cappello ornato di piume di struzzo, ha guidato il corteo seguito dalla regina Camilla, dal principe William, dalla principessa reale Anna e dal principe Edoardo; una liturgia laica, quella della processione verso la Cappella di San Giorgio, che ha offerto allo stesso tempo lo spaccato più autentico della gerarchia dinastica in carica.
È stato però il fronte femminile, quello composto dalle "mogli" dei diretti eredi, a catalizzare l’attenzione dei presenti e degli osservatori esterni, con un’attenzione particolare riservata ai rispettivi beauty look e alle mise scelte per l’occasione. La principessa del Galles, Catherine, ha archiviato il coat dress blu firmato Catherine Walker indossato durante la carrozza della parata di sabato per abbracciare una tendenza cromatica più morbida, quella del "color burro", attraverso un capo sartoriale su misura che porta la firma di Patrick McDowell.
Un dettaglio, quest’ultimo, che ha trasformato l’apparizione in un gesto di mecenatismo: era stata la stessa Kate, nel 2024, a consegnare al designer emergente il Queen Elizabeth II Award for British Design, un riconoscimento promosso dal British Fashion Council in collaborazione con la casa reale per valorizzare l’artigianato locale.
L’abito, impreziosito da un tessuto jacquard di seta realizzato dall’azienda familiare Stephen Walters & Sons (che vanta oltre tre secoli di storia), era completato da un cappello a tesa larga abbinato e da orecchini pendenti a forma di ghianda del brand Robinson Pelham, gli stessi che la principessa indossò il giorno delle sue nozze.
La svolta floreale di Sophie e il dialogo a margine della cerimonia
Se Kate ha puntato su un’eleganza quasi architettonica e monocromatica, Sophie, duchessa di Edimburgo, ha invece scelto una strada diametralmente opposta, regalando al guardaroba un nuovo abito a fiori che nulla toglie alla rigidità del protocollo. La moglie del principe Edoardo, spesso elogiata per il suo stile misurato ma non convenzionale, ha optato per una creazione della sua stilista di fiducia, Suzannah London: un tea dress in crêpe de chine di seta caratterizzato da una fantasia floreale ispirata ai disegni dell’artista botanica Nay Bellamy, dal valore commerciale di circa 1.
590 sterline. Un abito, questo, che suggella un’estetica più morbida e meno "militante" rispetto a quella della cognata, ma che risponde agli stessi canoni di rappresentanza della manifattura inglese. L’abbinamento, curato in ogni minimo dettaglio, includeva un cappellino inclinato (realizzato ancora una volta da Jane Taylor, la milliner preferita dalle due donne) e una treccia scenografica, una soluzione pratica che ha abbandonato il raccolto rigoroso del Trooping the Colour per lasciare spazio a un piglio quasi effortless, valorizzato da uno sguardo sottolineato da mascara extra dark.
A rendere tuttavia la scena meno statica e più umana, restituendo quel senso di complicità che spesso manca nei ritratti ufficiali, è stato l’atteggiamento delle due donne mentre attendevano l’arrivo dei rispettivi mariti (e del sovrano) presso il portico della cappella. La principessa e la duchessa, quest’ultima spesso descritta come una sorta di "ancora di salvezza" per Kate nei contesti pubblici più rigidi, sono state riprese mentre si scambiavano parole a mezza bocca, intervallate da risate e da sguardi compli.
Un momento di spontaneità che ha suggellato un’alleanza ben precisa, lontana dalle lotte di potere di altre epoche, con Sophie che sembra fungere da sorella maggiore "non biologica" per l’erede al trono. Nel video diventato virale, si nota come entrambe si siano inchinate all’unisono al passaggio di Carlo e Camilla, per poi tornare a chiacchierare animatamente non appena il corteo si è allontanato verso la navata.
Sebbene né Catherine né Sophie figurino nell’elenco ufficiale delle Dame Reali dell’Ordine della Giarrettiera (un privilegio riservato attualmente a consorti come Camilla o a parenti di sangue come Anna, principessa reale), la loro presenza al fianco dei cavalieri è da anni un elemento fisso della tradizione. L’appuntamento di lunedì ha rappresentato l’ennesima prova di come il cosiddetto "secondo piano" della monarchia, quello composto da chi ancora non può indossare il collare e la stella d’argento, sia in realtà essenziale per ammorbidire l’austerità di riti secolari.
Tra un inchino e un sorriso, Kate e Sophie hanno dunque gestito il delicato compito di rappresentare il futuro della corona senza mai rubare la scena al re, limitandosi a osservare la processione dal portico della Galilee, proprio come vuole il protocollo. Un equilibrio sottile, fatto di stoffe pregiate (come il damasco di rose inglesi che ha avvolto la principessa) e di piccoli gesti di intesa, che ha trasformato una semplice giornata di ordinaria amministrazione dinastica in un capitolo di stile e relazioni umane.




