Il gip di Benevento dispone altri otto arresti per il tentato omicidio del diciassettenne Gaetano, picchiato con una mazza da baseball fuori da un discopub di Montesarchio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non era stata una rissa nata per caso, un alterco degenerato tra gruppi di ragazzi in cerca di guai, bensì un’azione pianificata, una vera e propria spedizione punitiva organizzata nei dettagli, per la quale la Procura di Benevento, nelle mani del pm Marilia Capitanio, ha ottenuto dal gip Maria Di Carlo una nuova ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere o ai domiciliari altri otto giovani, tutti del capoluogo, andando così ad allargare il cerchio delle responsabilità per il brutale pestaggio avvenuto nelle prime ore del 5 ottobre 2025. L’indagine, condotta dai carabinieri della Compagnia di Montesarchio con meticolosa cura, si è avvalsa di un puzzle probatorio complesso che ha incastrato i presunti aggressori: determinanti, nell’economia degli accertamenti, sono state le immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza comunali posizionate lungo via Cirignano, che hanno restituito la sequenza della furia omicida, ma anche e soprattutto l’analisi dei contenuti dei cellulari sequestrati ai primi quattro fermati, quelli finiti in manette subito dopo i fatti, e il successivo esame di una chat WhatsApp, un gruppo dal nome “Uanm e Babb” – nel quale i membri della comitiva beneventana discutevano e si organizzavano – che ha permesso agli inquirenti di risalire agli altri complici.

Un agguato organizzato, rancori pregressi e l’uso di una chat per pianificare la violenza

La genesi della violenza, secondo quanto ricostruito e posto a fondamento della richiesta cautelare, affonda le radici in vecchi rancori tra gruppi di giovani di diverse aree geografiche del Sannio, quelli di Benevento da un lato e quelli della zona di Foglianise e Vitulano dall’altro, e la notizia che le future vittime – il diciassettenne Gaetano e Antonio, diciottenne di Foglianise – si trovassero al discopub XUÈ quella notte ha fatto scattare l’organizzazione della spedizione. I ragazzi del gruppo di Benevento, appresa la presenza dei rivali, si sono coordinati proprio attraverso la chat, dandosi appuntamento e raggiungendo il locale di Montesarchio in un numero superiore alla decina, per poi appostarsi all’esterno e attendere l’uscita dei due malcapitati, pronti a colpire con una ferocia inaudita. La dinamica, ricostruita passo dopo passo, parla di un’aggressione iniziata non appena Antonio ha varcato la soglia del locale, venendo immediatamente colpito al capo con una mazza da baseball; il ragazzo, nel tentativo disperato di fuga, ha corso lungo via Cirignano cercando riparo dietro una siepe, ma è stato raggiunto, tirato fuori dal suo nascondiglio e colpito ripetutamente con calci e pugni, anche quando ormai era riverso a terra inerme.

La furia del branco e le condizioni della vittima, ridotta in fin di vita e operata due volte

Non pago, il branco si è scagliato con la stessa, inaudita violenza contro Gaetano, il più giovane, e sebbene quest’ultimo avesse tentato una reazione, colpendo al volto con una bottiglia uno degli assalitori, la sua resistenza è stata vanificata dalla superiorità numerica e dalla ferocia del gruppo: il diciassettenne è stato circondato, accerchiato e poi massacrato a colpi di mazza da baseball, calci e pugni, con una tale violenza da provocargli lo sfondamento del cranio e il successivo ricovero all’ospedale San Pio di Benevento in condizioni di serio pericolo di vita. Le lesioni riportate dal giovanissimo di Vitulano sono state giudicate gravissime tanto da costringere i medici a sottoporlo a due interventi chirurgici consecutivi per ridurre la pressione intracranica e da mantenere una prognosi riservata *quoad vitam* per oltre un mese, sciolta solo il successivo 9 novembre, mentre l’altro giovane aggredito, Antonio, se l’è cavata con una prognosi di venti giorni per le lesioni riportate. A rendere ancora più agghiacciante il quadro, agli occhi del giudice, è stata la minorata difesa delle vittime, colte di sorpresa e sopraffatte da un gruppo numericamente superiore e armato di manganelli e mazze, nonché la futilità dei motivi che hanno scatenato la furia omicida.

Il consolidamento del quadro indiziario e la posizione degli indagati davanti alla legge

L’attività investigativa, che ha visto la consulenza tecnica disposta dal pm per estrapolare i messaggi cancellati e le conversazioni intercorse nella fatidica notte tra il 4 e il 5 ottobre, ha così permesso di consolidare un quadro indiziario che il gip ha ritenuto grave e concordante, portando all’emissione dei nuovi provvedimenti restrittivi – cinque in carcere e tre ai domiciliari – che si aggiungono ai primi quattro giovani finiti in cella subito dopo il pestaggio. Per tutti loro, cosi come per i nuovi otto indagati, l’accusa è di tentato omicidio in concorso per quanto riguarda le violenze inferte a Gaetano, e di lesioni personali gravi per quelle ai danni di Antonio; il provvedimento, va da sé, costituisce una misura cautelare emessa in fase di indagini preliminari e i destinatari, difesi da diversi legali, sono da ritenersi presunti innocenti fino a un eventuale, definitivo accertamento di colpevolezza in sede di giudizio.

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