Leo Dell'Orco racconta Armani: l'amore, il lavoro e il vuoto dopo cinquant'anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono passati poco più di quattro mesi da quel 4 settembre che ha segnato la scomparsa di Giorgio Armani, una data che ha lasciato un solco profondo non solo nell'industria della moda, ma soprattutto nella vita di chi gli è stato accanto per mezzo secolo. A raccontare quel legame, fatto di amore, lavoro quotidiano e di un'inesorabile preparazione al distacco, è ora Leo Dell'Orco, l'uomo che per decenni è stato compagno, confidente e braccio destro dello stilista, e al quale oggi è affidata la guida delle collezioni maschili del brand. In una conversazione rilasciata al Corriere della Sera, Dell'Orco, settantatreenne nato a Bisceglie e trasferitosi a Milano da bambino, ha dipinto un ritratto intimo e complesso del loro rapporto, che ebbe inizio in un lontano 1976, quando lui aveva ventiquattro anni e Armani quarantadue.
Una storia bella e tosta, fino all'ultimo giorno
Definendola “una storia bella e tosta”, Dell'Orco non ha nascosto la durezza degli ultimi mesi, quelli segnati dalla malattia che ha portato via Armani all'età di novantuno anni. Lo stilista, ha rivelato, aveva compreso molto presto la gravità della sua condizione, vivendo una fase che il suo compagno descrive come “durissima”. Armani, tuttavia, non è mai stato un uomo che ha lasciato le cose al caso, nemmeno la propria eredità: aveva lavorato per preparare chi gli stava intorno al vuoto della sua assenza, un processo che Dell'Orco riconosce oggi come fondamentale, sebbene non privo di attriti. “Era difficile che desse responsabilità dirette a noi. C’era sempre lui”, ha ricordato, sottolineando come quella presenza costante abbia forgiato un metodo.
Il passaggio di testimone tra libertà e incomprensioni
Proprio quel controllo minuzioso, però, è stato anche fonte di qualche divergenza, in un gioco di equilibri tra la necessità di autonomia e il rispetto della visione del fondatore. Dell'Orco ammette di essersi preso “tante libertà” nel suo piccolo, scelte che a volte provocavano la reazione di Armani, il quale lo accusava di nascondergli le cose. La risposta del compagno e collaboratore era diretta: “Ma è inutile se so che vanno bene, siamo qui per questo, lasciaci fare”. Quel dialogo, a volte aspro, era l'espressione di una partnership profonda, dove la stima professionale si intrecciava indissolubilmente al legame personale. Oggi, in quella stessa sede milanese che si appresta a vivere la sua prima Fashion Week senza il maestro, tutti coloro che restano, incluso Dell'Orco per la moda uomo e Silvana, sorella di Giorgio, per quella donna, devono fare i conti con quella assenza, trovando nella memoria degli insegnamenti ricevuti la forza per decidere.
L'eredità di uno stilista della gente e il legame con lo sport
Oltre ai ricordi privati e alla gestione del presente, Dell'Orco ha voluto tratteggiare anche la dimensione pubblica di Armani, definendolo senza esitazioni “lo stilista della gente”, una figura che ha saputo portare l'eleganza nel quotidiano. In questo contesto, ha espresso un particolare orgoglio per il rapporto storico che la maison ha instaurato con il mondo dello sport, citando esplicitamente la collaborazione con il Coni e il ruolo nelle Olimpiadi, un legame che va oltre la semplice sponsorizzazione per diventare parte dell'identità del brand. Questi elementi, uniti alla vicenda umana, compongono il mosaico di un'eredità che va ben oltre gli abiti, radicandosi nella cultura del Paese e nella vita di chi, come Leo Dell'Orco, ha condiviso con Giorgio Armani un intero percorso esistenziale.




