Gli eredi di Giorgio Armani: il potere a Leo Dell'Orco e le volontà per il gruppo
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Redazione Interno
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L'apertura delle ultime volontà di Giorgio Armani ha svelato, oltre alle disposizioni per i familiari, la mappa di una successione attentamente costruita per garantire la perpetuità del suo impero nel segno della continuità. Il testamento olografo, vergato di suo pugno, demanda il controllo del gruppo a una Fondazione, ma a guidarne le sorti operative sarà Pantaleo Dell’Orco, per tutti Leo, il manager e compagno di vita dello stilista che gli è rimasto accanto per quasi mezzo secolo. La loro storia, iniziata per caso in un incontro ai giardinetti di via Tiraboschi a Milano nel 1976, si è trasformata in un sodalizio inscindibile, sia personale che professionale, che ora lo vede investito della massima responsabilità.
Accanto a lui, nel Board che dovrà vigilare sull'operato della Fondazione, siederanno anche Andrea Camerana e Silvana Armani, a rappresentare un legame con la famiglia e una governance condivisa. Armani ha espressamente richiesto che i principi fondanti della sua casa di moda – «la gestione etica, l’integrità morale, la ricerca di uno stile essenziale e non ostentato, unita all’attenzione per innovazione e qualità» – vengano preservati come linee guida inderogabili, gettando le basi per un futuro che sia specchio fedele del passato.
Tra i beneficiari non familiari spiccano nomi di stretti collaboratori che Armani ha voluto ricompensare in modo significativo. All’amministratore delegato della sua immobiliare, il 42enne Morselli, sono andate quote azionarie, BTP, mobili e persino l’usufrutto temporaneo dello yacht e delle residenze di New York e Saint Tropez. A una donna, Bianca, che lo stilista considerava «quasi come una figlia», è stata destinata una polizza assicurativa dal valore milionario, mentre al dipendente Angelo Bonsignore sono state riservate altre cospicue quote del suo patrimonio.




