I ghiacciai verso il picco di estinzione: tra le Alpi italiane il conto alla rovescia si fa sempre più serrato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fragile bellezza delle cime alpine, da sempre simbolo di una natura maestosa e apparentemente immutabile, sta svanendo a un ritmo che lascia poco spazio all'ottimismo. Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, gettando una lente d'ingrandimento su tutti i 211.000 ghiacciai del pianeta, delinea una traiettoria di declino che assume i contorni di un vero e proprio "picco di estinzione". La ricerca, guidata da Lander Van Tricht del Politecnico di Zurigo, prevede che, mantenendo le attuali politiche climatiche e un riscaldamento globale stimato di 2,7 gradi centigradi, il 79% della massa glaciale mondiale sarà irrimediabilmente perduta entro la fine di questo secolo. È proprio intorno alla metà del secolo, però, che si concentrerà la fase più acuta di questa emorragia, con una perdita stimata tra i due e i quattromila ghiacciai ogni singolo anno: un dato che, oltre a tradursi in cifre astratte, racconta di interi ecosistemi che cesseranno di esistere.

Il caso emblematico dell'arco alpino

Se il fenomeno è globale, le Alpi rappresentano un epicentro particolarmente sensibile di questa crisi, destinato a essere tra i primi a subirne le conseguenze più visibili. Il VI report di Legambiente "Carovana dei Ghiacciai", presentato in occasione della Giornata Internazionale della Montagna, fornisce una fotografia dettagliata e preoccupante di questa fragilità crescente. La fusione accelerata dei ghiacciai, spinta dalla crisi climatica, non si limita a erodere paesaggi iconici ma sta destabilizzando interi versanti, aprendo la strada a una nuova e pericolosa normalità fatta di frane, crolli di roccia e colate detritiche in alta quota. L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi, con precipitazioni intense che ormai raggiungono altitudini un tempo insperate, agisce come un moltiplicatore di minacce, mettendo a rischio la sicurezza di chi vive o frequenta quei territori.

I numeri dell'instabilità idrogeologica

I dati raccolti e analizzati nel report, realizzato in collaborazione con Cipra Italia e con la Fondazione Glaciologica Italiana come partner scientifico, tracciano un perimetro di rischio concreto. Sulle sette regioni dell'arco alpino italiano si contano oltre 239 mila fenomeni franosi, i quali coinvolgono direttamente più di 276 mila persone. Queste cifre, lontane dall'essere mere statistiche, rappresentano altrettanti casi-simbolo di un territorio che si sta progressivamente trasformando, diventando sempre meno riconoscibile e più pericoloso. La scomparsa del ghiaccio, che per secoli ha funzionato come una sorta di cemento naturale, espone la roccia sottostante agli agenti atmosferici e ne altera la struttura, rendendo inevitabile un aumento dell'instabilità dei pendii.

Un futuro già scritto nelle rocce

Il destino di molti ghiacciai alpini, dunque, sembra ormai segnato, con il processo di ritiro che è destinato ad accelerare nei prossimi decenni indipendentemente dagli sforzi di mitigazione climatica che si riusciranno a mettere in campo da qui in avanti. Ciò che emerge con chiarezza dagli studi è la necessità di adattare la pianificazione territoriale e la gestione del rischio a questa nuova realtà. Osservare i crolli di roccia o le colate detritiche che, negli ultimi anni, hanno interessato località alpine un tempo considerate sicure, significa guardare in faccia un processo geologico reso drammaticamente più veloce dall'azione umana. La perdita dei ghiacciai, oltre a privarci di una riserva idrica fondamentale e di un termometro climatico insostituibile, sta riscrivendo la geografia fisica delle montagne, imponendo una riflessione urgente su come convivere con un ambiente in rapida e profonda trasformazione.

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