L'assessore Cani scivola al ministero e danneggia la vetrata di Sironi
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Redazione Interno
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Un singolare incidente, che per la sua dinamica imprevedibile ha dell'incredibile, si è verificato nel pomeriggio di mercoledì 12 novembre all'interno del palazzo Piacentini Vaccaro, sede romana del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Protagonista suo malgrado della disavventura è stato Emanuele Cani, assessore all'Industria della Regione Sardegna, il quale, mentre percorreva la scalinata dell'edificio ministeriale, ha perso l'equilibrio scivolando in una caduta rovinosa. La sua figura, che ha definito l'episodio come "fantozziano", ha terminato la corsa contro il pannello inferiore della monumentale vetrata artistica "La Carta del Lavoro", opera del pittore Mario Sironi realizzata nel 1932, mandandolo in frantumi.
Fortunatamente, l'assessore, nonostante lo spavento e la violenza dell'urto, ne è uscito sostanzialmente illeso, riportando soltanto qualche escoriazione, come lui stesso ha tenuto a precisare. La sua preoccupazione, emersa subito dopo l'accaduto, si è invece concentrata interamente sul danno arrecato al capolavoro di Sironi. Cani, infatti, ha espresso pubblicamente e senza mezzi termini il suo profondo dispiacere per l'accaduto, dichiarando all'Adnkronos: "Sono molto dispiaciuto per il danno che c'è stato". Uno sconcerto, il suo, che appare del tutto genuino, considerando la portata storica e artistica dell'opera coinvolta in quel fortuito scivolone.
"La Carta del Lavoro", che campeggia nell'atrio del ministero da decenni, non è una semplice vetrata ma un pezzo significativo del patrimonio artistico del Novecento italiano, un'icona del periodo in cui fu concepita. L'episodio, per quanto bizzarro, ha dunque immediatamente sollevato la questione della conservazione di un bene così prezioso e fragile. A tal proposito, una voce particolarmente autorevole, quella di una nipote dell'artista Sironi, è intervenuta per esprimere un auspicio, ovvero che si proceda con un restauro quanto più celere e accurato possibile, affinché l'opera possa ritornare integra al suo posto.




