L'assessore Cani e la vetrata di Sironi: «Più ferito dai social che dall'incidente»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una banale distrazione, mentre scendeva le scale del ministero delle Imprese e del Made in Italy, è bastata per trasformare Emanuele Cani, assessore all’industria della Regione Sardegna, nel protagonista involontario di un episodio che ha unito la cronaca minuta alla storia dell’arte. L’uomo, inciampando, è infatti rovinato addosso a una vetrata di Mario Sironi, fra i massimi esponenti del futurismo, realizzata nel 1932 per l’allora ministero delle Corporazioni e restaurata undici anni fa. L’impatto, oltre a procurargli delle contusioni per fortuna non gravi, ha ridotto in frantumi l’opera dal grande valore storico-artistico, nota come “La carta dei lavoratori”.

La dinamica dell'incidente e la posizione precaria

Cani, descrivendo l’accaduto, ha raccontato di essersi trovato in una posizione di estremo pericolo immediatamente dopo la caduta, tanto da rimanere sospeso con metà del corpo fuori dall’edificio, prima di essere soccorso. Quel momento di imbarazzo e di spavento, immortalato da una telecamera di sorveglianza, è però diventato in pochi istanti materia per un video che ha cominciato a circolare ossessivamente, rimbalzando dai siti d’informazione alle piattaforme sociali fino a infiltrarsi in un numero incalcolabile di chat private.

L'ondata di commenti sui social network

È proprio la reazione nata in rete, però, ad avere according to l’assessore, procurato le ferite più profonde, ben più di quelle fisiche. «Mi hanno fatto più male le ingiurie e le derisioni sui social che le contusioni nell’impatto con la vetrata», ha dichiarato Cani, sottolineando come quei commenti, da lui giudicati «esagerati e ingiusti», lo abbiano colpito nell’intimo. La derisione pubblica si è spinta, in alcuni casi, fino ad avanzare l’ipotesi – del tutto infondata e da lui vigorosamente respinta – che il gesto fosse volontario, una sorta di “attentato” premeditato contro l’opera d’arte.

Il bilancio personale di un episodio diventato virale

Al di là dei danni materiali, che coinvolgono un pezzo di patrimonio culturale, e della beffa di un destino che ha voluto che un assessore all’industria finisse per distruggere un’opera simbolo del lavoro, resta il bilancio amaro di un uomo che si è sentito ingiustamente additato alla gogna mediatica. Quella che era iniziata come una disavventura imbarazzante, seppur costosa, si è tramutata per Emanuele Cani in un’esperienza personale dolorosa, segnata da un’ondata di critiche che ha percepito come sproporzionate e profondamente ingiuste, arrivando a confessare: «Per quei commenti mi sono sentito davvero ferito».

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