One Piece, Mackenyu svela il piano di Oda per il futuro della serie Netflix
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre l’eco del debutto della seconda stagione, avvenuto lo scorso 10 marzo sulla piattaforma di streaming, deve ancora spegnersi, il mondo di One Piece continua a tenere banco nelle discussioni degli appassionati e non solo. Il live action targato Netflix, forte di un successo che lo ha visto posizionarsi al primo posto in ben 84 paesi, superando record che appartenevano a kolossal del calibro di Stranger Things -6, non è solamente un fenomeno televisivo, ma un vero e proprio crocevia di aspettative e rivelazioni. Nel corso di una recente intervista collettiva al The Movie Podcast, che ha visto la partecipazione dell’intero cast principale, è emerso un dettaglio destinato a rassicurare e allo stesso tempo elettrizzare i fan della prima ora: la tabella di marcia per il gran finale dell’intera epopea è già stata tracciata. A parlare è stato Mackenyu, l’attore che con straordinaria fisicità interpreta il temibile spadaccino Roronoa Zoro, il quale ha rivelato che il creatore del manga, Eiichiro Oda, ha già delineato quella che potremmo definire la rotta definitiva per l’adattamento live action, fornendo così una direzione chiara agli showrunner e agli sceneggiatori per gli anni a venire. Un’indicazione, questa, che giunge in un momento particolarmente delicato per la serie, considerando l’annunciato abbandono di Matt Owens, storico produttore esecutivo e showrunner delle prime due stagioni, per ragioni personali.
La seconda stagione, dal Titolo Verso la Rotta Maggiore, ha rappresentato un banco di prova complesso e affascinante, portando sullo schermo alcuni degli archi narrativi più amati e simbolici dell’universo disegnato da Oda. Dopo aver assistito alla formazione della ciurma di Cappello di Paglia nella prima stagione, gli spettatori si trovano ora catapultati in un contesto molto più ampio e pericoloso. La narrazione, che molti avevano temuto potesse essere eccessivamente compressa o rimaneggiata, ha invece sorpreso per la sua fedeltà, con la produzione che ha scelto di includere tappe fondamentali come Loguetown, la temibile Reverse Mountain, Whiskey Peak e la piccola e selvaggia Little Garden, per poi concludere il proprio arco sull’isola invernale di Drum. Particolarmente significativa, in questo senso, è la trasposizione dell’incontro con Laboon, l’imponente balena che attende pazientemente al varco dell’ingresso della Grand Line. Un momento che nell’anime e nel manga è carico di una malinconia quasi poetica, e che nella versione live action, nonostante qualche inevitabile modifica strutturale – come lo spostamento della dimora del vecchio Crocus dallo stomaco del cetaceo alla terraferma – è riuscito a conservare intatta la sua potenza emotiva, commuovendo anche chi la storia già la conosceva. Si tratta di scelte, queste, che dimostrano come l’obiettivo primario della produzione non sia una riproduzione pedissequa, bensì la trasposizione dello spirito originario dell’opera, un’essenza fatta di avventura, cameratismo e quella sottile follia che rende ogni isola un luogo unico e riconoscibile.
A impreziosire ulteriormente il mosaico di questa seconda stagione, contribuendo a consolidare quel senso di world-building che è il marchio di fabbrica del franchise, c’è anche la cura maniacale per le ambientazioni. Non è un mistero, per gli appassionati più attenti, che Eiichiro Oda abbia da sempre attinto a piene mani da luoghi reali e meraviglie architettoniche del nostro pianeta per dare forma alle città e ai regni che punteggiano la Rotta Maggiore. La stessa Loguetown, dove il Re dei Pirati Gol D. Roger vide la luce e trovò la morte, e dove Monkey D. Luffy – o Rubber per chi lo ricorda dalle vecchie sigle televisive – ha rischiato la vita sul patibolo, porta con sé chiari richiami all’architettura rinascimentale di Firenze, con i suoi tetti in terracotta e le sue piazze solenni. Un’ispirazione, quella italiana, che torna prepotentemente anche in altre saghe future, come la splendida Water Seven, vera e propria Venezia fluttuante con i suoi canali e le sue maschere, o il Colosseo di Dressrosa, arena di sanguinosi combattimenti che riecheggia l’antica Roma. Questi dettagli, per quanto possano sembrare marginali in una serie action, costituiscono in realtà il fondamento su cui si regge la credibilità di un mondo fantastico, e la loro resa visiva in un prodotto live action rappresenta una sfida tecnica e artistica di prim’ordine, che finora è stata affrontata con risultati alterni ma generalmente apprezzati dalla critica internazionale, tanto da far registrare sulla piattaforma Rotten Tomatoes un raro 100% di gradimento da parte della critica specializzata.




