Sondaggi politici, il calo del Pd ridisegna gli equilibri: Futuro Nazionale tallona la Lega

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fotografia scattata dalla Supermedia Youtrend/Agi, elaborata in collaborazione con Agi, restituisce l’immagine di un elettorato in movimento che sembra aver rotto gli indugi dopo mesi di apparente immobilismo. Se da un lato si registra una significativa frenata del Partito Democratico – il quale, con il 21,4%, fa segnare la sua performance peggiore dalle Europee di due anni fa – dall’altro lato emerge la crescente rilevanza di soggetti politici posizionati ai margini delle tradizionali alleanze.

Il Movimento 5 Stelle, approfittando di questa flessione del centrosinistra, sale fino a sfiorare la soglia del 13%, consolidando la propria posizione come terza forza del paese. Questa dinamica, sebbene contribuisca a un lieve arretramento complessivo del cosiddetto "campo largo", lo conferma ancora, almeno sulla carta, come la prima coalizione davanti a quella di centrodestra attualmente alla guida del paese.

La tenuta del centrodestra e l’ascesa di Vannacci

Nel perimetro della maggioranza, la situazione appare differenziata ma sorregge un dato di fondo: la leadership di Fratelli d’Italia, nonostante una lievissima flessione che lo porta al 28,3%, rimane numericamente salda e lontana dai diretti inseguitori. A generare squilibri interni non è tanto l’avanzata del Partito Democratico, quanto piuttosto la crescita costante di Futuro Nazionale, la formazione guidata dal generale Roberto Vannacci.

I dati raccolti tra la fine di maggio e la prima metà di giugno raccontano di un partito che viaggia ormai tra il 4,3% e il 4,8%. Un risultato, quest’ultimo, che lo porta a ridosso della Lega, attestatasi al 5,3% in una delle rilevazioni più recenti di Swg per il Tg La7, creando un serio problema di emulazione per il partito di Matteo Salvini.

La questione alleanze e il peso specifico dei numeri

La rilevanza aritmetica del partito di Vannacci, e la conseguente implosione del consenso leghista, trascina con sé un interrogativo strategico di non poco conto per il futuro. Se l’ex generale decidesse di correre da solo alle prossime Politiche, i calcoli attuali suggeriscono che il centrodestra ne uscirebbe inevitabilmente indebolito; al contrario, il suo ingresso in coalizione – un’ipotesi che deve ancora fare i conti con i veti incrociati, in particolare quelli provenienti da Forza Italia – potrebbe rivelarsi un moltiplicatore di voti per l’alleanza di governo.

Sul fronte opposto, la fotografia scattata da Emg per il Tg3 e la trasmissione "Linea Notte" offre uno spaccato interessante riguardo il clima di fiducia: se da un lato prevale un sentimento di sfiducia diffusa verso l’esecutivo, con un 42% di intervistati che dichiara di non averne "per nulla", dall’altro il centrosinistra fatica a tradurre questo malcontento in un effettivo vantaggio elettorale.

La fotografia del voto e il crollo dem

A pagare il prezzo più alto di questa fase di stallo è dunque il Partito Democratico, che nella Supermedia del 12 giugno ha visto evaporare otto decimi di punto in una sola settimana, scendendo a quota 21,4%. Una flessione che non trova corrispondenza in una crescita immediata del Movimento 5 Stelle o di Alleanza Verdi e Sinistra, fermi rispettivamente al 12,9% e al 6,5% secondo le medie ponderate, ma che restituisce l’idea di un elettorato progressista frammentato e in cerca di rappresentanza.

La stabilità di Forza Italia all’8,2% e la tenuta di FdI contrastano nettamente con la discesa della Lega e di Azione, mentre il dato più eclatante rimane la progressione geometrica di Futuro Nazionale, unico soggetto politico a registrare un incremento significativo e continuativo nel corso delle ultime quattro rilevazioni settimanali.

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