Spahn si dimette da capogruppo Cdu: la maternità surrogata negli Usa costa la poltrona
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Redazione Esteri
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La vicenda personale, che in poche ore è divenuta un caso politico di portata nazionale, ha travolto il presidente del gruppo parlamentare dell'Unione (Cdu/Csu), Jens Spahn. Il politico conservatore ha rassegnato le dimissioni dopo che il cancelliere Friedrich Merz, nella sua veste di leader del partito, gliene ha chiesto conto, rendendo di fatto insostenibile la sua posizione.
Al centro della bufera, la scelta di Spahn e di suo marito, Daniel Funke, di diventare genitori di un bambino, di nome Georg, ricorrendo alla maternità surrogata negli Stati Uniti, pratica questa che in Germania è vietata per legge e che lo stesso partito di maggioranza, per voce anche dello stesso Spahn, ha sempre osteggiato.
La scelta privata e il conflitto con la linea del partito
La vicenda ha assunto contorni esplosivi quando la stampa tedesca ha reso nota la nascita del bambino, avvenuta negli Stati Uniti; da quel momento, le critiche non si sono fatte attendere, alimentate dal netto contrasto tra la decisione privata di Spahn e le posizioni pubbliche sostenute in anni di carriera politica.
L'ex ministro della Salute, in carica durante il governo di Angela Merkel, si era infatti sempre schierato a favore del divieto della gestazione per altri, ribadendo la propria opposizione anche nel 2020, quando ebbe l'occasione di intervenire sulla normativa che regolamenta la materia.
A complicare ulteriormente il quadro, il fatto che lo scorso febbraio, durante un congresso del partito, la Cdu abbia confermato la propria ferma opposizione alla legalizzazione della pratica, ritenendola incompatibile con i principi etici e la tutela della dignità della donna e del minore; secondo alcune ricostruzioni, proprio in quel periodo la madre surrogata del piccolo Georg era già al quarto mese di gravidanza, elemento che ha accentuato le accuse di incoerenza mossigli da più parti.
Le dimissioni e le reazioni del cancelliere
La pressione, esercitata non solo dall'opposizione ma anche all'interno del suo stesso schieramento, è cresciuta in maniera esponenziale, portando il cancelliere Friedrich Merz a chiedere un passo indietro che è stato definito "giusto e inevitabile". In una nota ufficiale, Merz ha spiegato che "la credibilità è in politica il bene più prezioso", motivando così la decisione di sollecitare le dimissioni di un uomo che, fino a poche ore prima, era considerato un pilastro della coalizione e un possibile candidato alla successione.
Di fronte a questa richiesta, Jens Spahn ha optato per le dimissioni, comunicando la sua decisione con una lettera indirizzata ai membri del gruppo parlamentare, nella quale ha dichiarato di essersi reso conto che la sua "felicità personale", ossia la creazione di una famiglia con il marito e la nascita del figlio, fosse ormai "incompatibile" con il ruolo politico ricoperto.
Nella stessa lettera, l'ex capogruppo ha criticato quella che ha definito una "spietatezza crescente nel discorso pubblico", ma ha ribadito con fermezza che la sua famiglia rappresenta per lui la cosa più importante.
Il dibattito sulla maternità surrogata in Germania
Il caso di Jens Spahn, al di là delle sue implicazioni personali, ha avuto il merito di riaccendere i riflettori su un tema etico e giuridico di grande complessità, come quello della maternità surrogata, che in Germania è regolamentata dall'Embryonenschutzgesetz (Legge sulla protezione dell'embrione) del 1991.
Il dibattito si è subito polarizzato tra coloro che vedono nella scelta di Spahn un atto di ipocrisia e un doppio standard inaccettabile, dato che il politico ha usufruito di una possibilità che ha sempre negato ai cittadini tedeschi, e chi invece sottolinea la dimensione profondamente umana e personale della vicenda.
L'accusa mossa da diversi esponenti del suo stesso partito, tra cui Daniel Peters, leader della Cdu nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, è stata quella di aver "deliberatamente aggirato il diritto vigente in Germania", andando a cercare all'estero una soluzione che in patria è considerata illegale.
La vicenda, destinata a lasciare un segno profondo nel panorama politico tedesco, ha portato anche a un rimpasto temporaneo ai vertici del gruppo parlamentare, la cui guida ad interim è stata affidata al vicepresidente Alexander Hoffmann, in attesa dell'elezione del nuovo capogruppo.




