Berlino, il caso Spahn e la maternità surrogata: il capogruppo Cdu si dimette

Berlino, il caso Spahn e la maternità surrogata: il capogruppo Cdu si dimette
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notizia, rimbalzata sui media e rapidamente trasformata in un caso politico, è di quelle destinate a lasciare il segno. Jens Spahn, capogruppo dell'Unione Cristiano-Democratica (Cdu/Csu) al Bundestag, si è dimesso dall'incarico dopo che lui e il marito Daniel Funke hanno annunciato la nascita del figlio Georg, avvenuta grazie al ricorso a una madre surrogata negli Stati Uniti.

In Germania la pratica, come noto, è illegale, e la vicenda ha innescato un terremoto politico che ha coinvolto direttamente anche il cancelliere Friedrich Merz, il quale, in veste di presidente della Cdu, avrebbe spinto per il passo indietro del collega di partito, definendo poi il ritiro “giusto e inevitabile”.

La scelta di una famiglia e le reazioni immediate

Spahn e Funke, una coppia unita dal 2013 e convolata a nozze nel dicembre del 2017, hanno reso nota la lieta novella attraverso il quotidiano Bild, spiegando che il piccolo Georg è nato da una “meravigliosa madre surrogata” americana e che la donna continuerà a far parte della vita del bambino. “Mio marito è diventato papà, e io con lui. Georg è la nostra felicità più grande. questo sentimento è quasi impossibile da esprimere a parole”, ha dichiarato il politico, mentre Funke, consapevole della delicatezza della questione, ha citato Franz Beckenbauer, ricordando che “il buon Dio si rallegra per ogni bambino”. Un annuncio di gioia privata che, però, si è subito trasformato in un boomerang politico. In Germania, la gestazione per altri è vietata, e la Cdu, da sempre, si oppone con fermezza a qualsiasi ipotesi di legalizzazione.

Lo stesso Spahn, del resto, non era certo un novizio su questo fronte: nel 2015, in un'intervista a GQ, si era detto personalmente a disagio con l'idea dell'utero in affitto, affermando che, da cristiano e da omosessuale, faticava ad accettare quella soluzione per sé. Non solo: nel corso della sua carriera politica e anche da ministro della Salute, il suo voto è stato più volte contrario alla legalizzazione, contribuendo a mantenere il divieto in Germania.

L'opposizione e le critiche interne al partito

La distanza tra il comportamento privato di Spahn e le posizioni pubbliche sostenute in anni di politica ha offerto il fianco a critiche durissime, arrivate non solo dalle opposizioni ma anche dai ranghi del suo stesso partito. L'accusa principale è quella di una palese “doppia morale”, di un “due pesi e due misure” che ha messo in imbarazzo l'intera Unione.

La sezione della Cdu del Meclemburgo-Pomerania Anteriore ha chiesto apertamente le dimissioni, e la stessa tesoriera dell'ala femminile del partito, la Frauen-Union, ha spinto in quella direzione, sottolineando come Spahn si fosse messo volontariamente fuori dalla legge pur sapendo di essere sotto i riflettori.

A rinfocolare la polemica, il fatto che solo pochi mesi prima, a febbraio, la Cdu avesse ribadito al congresso di Stoccarda la propria contrarietà alla maternità surrogata per ragioni di natura etica, giuridica e pratica, confermando la linea dura contro una pratica considerata rischiosa e potenzialmente fonte di abusi. Di fronte a un fronte sempre più ampio di critiche, il cancelliere Friedrich Merz non ha potuto fare altro che prendere atto della situazione.

Dopo aver chiesto personalmente a Spahn di dimettersi, ha definito il gesto una conseguenza inevitabile, dichiarando che la credibilità, in politica, è un bene prezioso.

La posizione del cancelliere Merz e le ricadute politiche

Il presidente della Cdu e cancelliere, Friedrich Merz, ha così gestito una crisi che rischiava di minare la tenuta della coalizione di governo e, più in generale, l'immagine stessa del partito in vista delle importanti scadenze elettorali che attendono la Germania. Merz ha parlato di una scelta “giusta e inevitabile” nel caso di Spahn, pur riconoscendo la complessità umana e giuridica della vicenda che, ha ammesso, solleva questioni profonde.

Il capo del governo ha preannunciato che la “Causa Georg”, come già definita dai media tedeschi, sarà discussa nella prossima riunione del direttivo del partito. Tuttavia, nel pronunciarsi, il cancelliere ha anche tenuto a ribadire la linea del partito sulla legge tedesca, specificando che non intende promuovere alcun cambiamento normativo in materia di gestazione per altri. Le sue parole, per quanto misurate, non hanno impedito a una parte della stampa di interrogarsi sulle possibili ricadute dell'increscioso episodio.

La decisione del potente capogruppo, infatti, arriva in un momento delicato per la Cdu, chiamata a difendere la propria leadership e la propria immagine in un'opinione pubblica divisa su un tema così sensibile come la filiazione assistita e i metodi per realizzarla.

Una scelta privata diventata questione di Stato

Mentre i fari dei riflettori si spengono gradualmente sulla figura di Jens Spahn, le domande sollevate dal suo caso restano aperte e difficili da archiviare. La vicenda, scoppiata a metà luglio 2026, ha riaperto il dibattito su un tema etico e giuridico di primo piano in Germania, ma anche in tutta Europa, mettendo in luce le contraddizioni di una società moderna che fatica a conciliare il diritto alla genitorialità con le norme di un Paese che la vieta.

La vicenda di Spahn, poi, ha il sapore di una beffa: un esponente di punta di un partito cristiano-democratico che, dopo aver contribuito a mantenere il divieto, si trova a essere padre proprio grazie alla pratica che aveva contrastato. Un cortocircuito morale e politico che lo ha costretto a fare un passo indietro, dimostrando ancora una volta come, in certi casi, il confine tra sfera privata e vita pubblica sia labile e come ogni azione di chi siede in Parlamento sia destinata a essere giudicata da un'opinione pubblica sempre più attenta e, talvolta, spietata.

E mentre la coppia si gode il suo lieto evento con il piccolo Georg, si dice che i due rimarranno negli Stati Uniti fino ai primi di agosto, proprio per trascorrere un periodo di tranquillità lontano dalle polemiche.

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