Gas oltre 81 euro al Ttf di Amsterdam: stoccaggi Ue ai minimi e il nodo delle previsioni invernali
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il prezzo del gas naturale in Europa ha superato la soglia degli 81 euro al megawattora sul mercato Ttf di Amsterdam, toccando un picco intraday di 81,23 euro e riportandosi sui livelli più alti dalla fine del 2022. La corsa delle quotazioni, che tre mesi fa viaggiavano intorno ai 40 euro, riflette una crisi dell'offerta che gli analisti di Ing Think descrivono come una condizione di marcata carenza di scorte, con il mercato energetico globale esposto e vulnerabile in vista della stagione dei riscaldamenti.
Gli stoccaggi europei e il ritardo tedesco
Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe aggiornati al 9 settembre, il livello medio di riempimento degli stoccaggi dell'Unione europea si attesta al 67,33%, in calo di oltre dodici punti percentuali rispetto al 79,63% registrato nello stesso giorno del 2025 e ben al di sotto della media quinquennale dell'84%. Il quadro è disomogeneo: la Germania, che dispone della capacità di stoccaggio più ampia del continente, si ferma al 54,98%, quasi venti punti in meno rispetto a un anno fa, con volumi scesi da 184,91 a 136,06 terawattora.
L'Italia, pur rimanendo il primo Paese europeo per gas stoccato con 170,99 terawattora, arretra dall'89,68% all'84,06% e si trova a meno di sei punti percentuali dall'obiettivo comunitario del 90%, equivalenti a poco più di 12 terawattora. Il distacco rispetto alla media Ue è di diciassette punti. Le importazioni nazionali dei primi otto mesi dell'anno, pari a 41,4 miliardi di metri cubi, hanno visto la quota più consistente arrivare dall'Algeria attraverso il gasdotto Transmed, seguita dai terminali di rigassificazione e dal Tap.
Le tensioni geopolitiche e la rotta di Bab el-Mandeb
A pesare sulle quotazioni concorrono fattori geopolitici molteplici. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran intorno allo Stretto di Hormuz hanno paralizzato una rotta vitale per il gas naturale liquefatto proveniente dal Medio Oriente, mentre l'Australia ha annunciato l'intenzione di aumentare dal 15% al 20% la quota di Gnl da trattenere sul mercato interno a partire dal 2028, un segnale che restringe le aspettative di offerta futura.
Sul fronte del Mar Rosso, i ribelli Houthi hanno conquistato la città portuale yemenita di Mocha, a circa 75 chilometri dallo Stretto di Bab el-Mandeb, rafforzando la propria posizione lungo una delle rotte marittime più importanti al mondo per il transito di greggio e merci.
I flussi di petrolio attraverso Bab el-Mandeb hanno raggiunto una media di 8,1 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre del 2026, in aumento rispetto ai 5,4 milioni di fine 2025, mentre quelli attraverso Hormuz sono crollati da 21,6 a 4,9 milioni di barili nello stesso periodo. L'avanzata delle forze yemenite, sostenute da Teheran secondo quanto riportato da Reuters, ha spinto il Brent oltre i 148 dollari australiani al barile.
Previsioni meteo e incognite sul vortice polare
Sul fronte meteorologico, le proiezioni stagionali indicano un El Niño in progressivo rafforzamento, con la possibilità di raggiungere l'intensità massima tra novembre e dicembre e di influenzare la circolazione atmosferica dell'emisfero settentrionale. Per l'Italia, un inverno caratterizzato da frequenti correnti occidentali potrebbe tradursi in passaggi perturbati e piogge, soprattutto al Nord e lungo i versanti tirrenici, con il fattore decisivo rappresentato dalle temperature durante il transito delle perturbazioni.
Un elemento di incertezza riguarda il comportamento del vortice polare. Alcune proiezioni a lungo termine ipotizzano un potenziale indebolimento nel bimestre gennaio-febbraio 2027: qualora il vortice subisse una crisi o una scissione, la circolazione alle medie latitudini diventerebbe fortemente ondulata, aumentando la probabilità di irruzioni di aria artica o siberiana verso il cuore dell'Europa. Si tratta tuttavia di un segnale di tendenza su larga scala, che non costituisce una garanzia di freddo o neve su specifici settori del continente.
La meteorologa Amy Hodgson di MetDesk ha indicato che il rischio maggiore di ondate di freddo per l'Europa si concentrerebbe nella parte finale dell'inverno, proprio in conseguenza di un possibile riscaldamento stratosferico improvviso.
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