Famiglia nel bosco, i minori restano in casa famiglia: il tribunale si riserva la decisione
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Redazione Interno
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Il percorso giudiziario che riguarda la sorte dei tre bambini della coppia anglo-australiana – lei Catherine Birmingham, lui Nathan Trevallion – prosegue senza una svolta immediata, sebbene gli avvocati della famiglia, Marco Femminella e Danila Solinas, dopo un’udienza descritta come proficua, abbiano potuto constatare un clima di confronto. Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, dinanzi al quale si è svolta la comparizione, ha infatti preferito riservarsi la decisione sull’istanza di ricongiungimento urgente, rinviando dunque a un provvedimento che verrà emanato nei prossimi giorni. In aula, come riferito, non erano presenti fisicamente i genitori, rappresentati dai loro difensori, mentre per i minori hanno partecipato la curatrice speciale Marika Bolognese e la tutrice Maria Luisa Palladino, presenze che sottolineano la complessità di un caso divenuto di cronaca nazionale.
Un allontanamento e una vita tra gli alberi
La vicenda, che ha portato all’allontanamento dei tre minori – una bambina di otto anni e due gemelli di sei – disposto il 13 novembre scorso, trae origine dalla scelta dei genitori di condurre un’esistenza isolata in un bosco del comune di Palmoli, in provincia di Chieti. Una decisione di vita radicale, quella della coppia, che nei giorni precedenti l’udienza aveva anche accennato alla possibilità di un trasferimento in Australia, paese d’origine di uno dei due, ma che si scontra con la realtà procedurale italiana e, non da ultimo, con questioni pratiche legate all’abitabilità del casolare che era stata la loro dimora.
L’ostacolo materiale del casolare di Palmoli
Proprio la condizione dell’immobile, infatti, costituisce uno dei nodi centrali della questione, come ha ribadito il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, spiegando come presso il Comune non risulti alcun progetto di ampliamento o di adeguamento della struttura. Un dato tecnico-amministrativo, questo, che si trasforma in un ostacolo concreto per qualsiasi ipotesi di rientro della famiglia nel precedente alloggio, dal momento che le condizioni abitative rappresentano un parametro ineludibile nelle valutazioni delle autorità giudiziarie minorili, le quali devono primariamente accertare la sussistenza di un ambiente idoneo alla crescita dei bambini.
La strada giudiziaria ancora in evoluzione
L’assenza di una decisione immediata del tribunale, quindi, lascia il caso in uno stato di sospensione, con i minori che permangono nella casa famiglia dove sono stati collocati. Gli avvocati della famiglia, dal canto loro, pur non volendo anticipare gli esiti, hanno sottolineato il valore del momento di chiarimento avvenuto in udienza, definendolo utile a condividere un percorso. Resta ora da attendere le determinazioni del giudice, il quale dovrà soppesare, nei termini di legge, ogni aspetto – dalle condizioni di vita proposte alla situazione psico-affettiva dei minori – in quel delicato equilibrio tra la tutela dei diritti dei genitori e la protezione assoluta e prioritaria dell’interesse dei figli.




