Belve, Francesco Chiofalo e il paradosso di chi vince (quasi) senza saperlo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un momento, durante la sua partecipazione a “Belve”, in cui Francesco Chiofalo – quello che tutti chiamano “Lenticchio” – compie un gesto di resa talmente disarmante da ribaltare ogni aspettativa. Non parla delle sue 350 presunte conquiste, né delle dimensioni del pene (un altro dei suoi classici, va detto, per chi ha seguito i salotti del gossip), e nemmeno della sicurezza con cui sostiene di poter riconquistare tutte le sue ex con un semplice schiocco di dita. No, il momento decisivo arriva quando cita Charles Bukowski. Lo fa ammettendo, con una franchezza che lascia spiazzati, di aver scoperto l’esistenza dello scrittore leggendo una sua frase stampata su una maglietta. E aggiunge, senza alcuna vergogna, di non aver mai letto un suo libro. L’ultima lettura che gli riesce di completare, confessa, appartiene alla collana “Il Battello a Vapore”, con un titolo diventato celebre – “C’è un faraone nel mio bagno” – che, dopo la messa in onda dell’intervista, è stato letteralmente preso d’assalto su eBay.

L’effetto inaspettato dell’umiltà involontaria

Mentre la classica spacconeria maschile (le donne, il sesso, la riaffermazione di un ego smisurato) avrebbe affossato qualsiasi altro personaggio, in Chiofalo funziona il meccanismo opposto. Lui è buono, o almeno sembra esserlo, ma soprattutto è consapevole dei propri limiti. Una dote rara, in televisione. A differenza di tanti altri ospiti che avrebbero cercato di uscire dalla gaffe con un’alzata di scudi o con una battuta sarcastica, lui ci cade dentro con una tale naturalezza da risultare autentico. Non recita la parte dello sprovveduto: ammette di esserlo, e lo fa senza calcoli. Ed è proprio questa mancanza di strategia – o almeno così sembra – a renderlo incredibilmente più simpatico di chi, in quel salotto, ha provato a costruirsi un’immagine artefatta.

Lo smascheramento di Antonella Fiordelisi e la crepa nel personaggio

Ma non tutti hanno bevuto l’elisir dell’innocenza. Antonella Fiordelisi, una delle ex che lui avrebbe potuto riconquistare (stando alle sue dichiarazioni), è intervenuta a “La Volta Buona” con Caterina Balivo per offrire una lettura radicalmente diversa. Secondo lei, niente è lasciato al caso. «Deve fare la parte dello stupido», ha spiegato, «ma in realtà sa parlare benissimo l’italiano. Non è affatto il personaggio impacciato che vedete». Un’accusa pesante, che scardina il racconto edificante dell’intervista. Se Chiofalo recitasse, allora il suo momento Bukowski non sarebbe spontaneità ma copione. La Fiordelisi parla di strategia ben oliata, di un meccanismo preciso per cui ogni gaffe sarebbe studiata a tavolino per far parlare di sé. Lo studio, raccontano, sarebbe rimasto spiazzato di fronte a tanta lucidità nel descrivere il meccanismo opposto.

La stoccata di Drusilla Gucci e il fronte delle ex

Non è la sola a scendere in campo. Drusilla Gucci, un’altra ex comparsa nel curriculum amoroso di Chiofalo, ha replicato a stretto giro con una frase che è già entrata nel lessico del pettegolezzo nazionale: «Non tornerei mai con lui. Poraccio!». Una definizione impietosa, che lo restituisce come figura quasi pietistica più che come seduttore. La Gucci ha aggiunto un dettaglio non secondario, parlando di “vaneggiamenti” già ai tempi della loro relazione, come per dire che il personaggio non è una costruzione recente ma un tratto stabile. Il fronte delle ex, insomma, si è compattato nel tentativo di smontare la narrazione vincente di Chiofalo, ma con un effetto paradossale. Più lo accusano di essere calcolatore, più il pubblico sembra apprezzare la sua presunta ingenuità. Più lo definiscono “poveraccio”, più lui ne esce come un antieroe contemporaneo, l’esatto contrario del maschio alfa che pure provava a interpretare all’inizio della trasmissione. E forse, è proprio questo il punto: a salvarlo non è stata la spacconeria, ma il cedimento.

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