La moviola di Cagliari-Juve e il mistero di una supremazia senza gol
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Redazione Sport
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A sollevare polemiche e interrogativi, come spesso accade, sono state alcune decisioni dell’arbitro, analizzate nel post-partita dagli esperti di Sky Sport. Graziano Cesari, nel corso della trasmissione Pressing, ha commentato l’episodio più discusso: un calcio di rigore inizialmente concesso dall’arbitro Massa per un fallo su Fabio Miretti e poi revocato dopo la consultazione del VAR. “Miretti colpisce con un calcio Mazzitelli”, ha spiegato Cesari, chiarendo le ragioni tecniche della revoca. Sulle azioni d’attacco juventine, invece, il giudizio è stato netto riguardo all’ammonizione per simulazione inflitta a Kenan Yildiz: “Non c’è nessun contatto e nessuno ostacola la sua corsa, perde il controllo del pallone e si butta in avanti. Per me è simulazione”. Un’analisi condivisa da Christian Panucci, il quale ha aggiunto che il turco “ha visto che il difensore ha allargato la gamba e lui l’ha cercata”, sottolineando, così, una volontà di provocare il fallo dove il contatto, in realtà, era assente.
Il quadro che emerge, al di là delle singole valutazioni tecniche, è quello di una squadra che, con il modulo 4-2-3-1, sta imponendo il proprio gioco e spesso strapazzando gli avversari per ampie fasce di gara, ma che inciampa ripetutamente nel trasformare questa supremazia in risultati concreti. Due indizi, come si suol dire, non fanno ancora una prova certa, ma il punto ottenuto nelle ultime due partite, entrambe dominate per lunghi tratti, comincia a disegnare un profilo preoccupante. Si tratta di un paradosso evidente, dove la quantità di gioco e di occasioni non si traduce in gol, lasciando la squadra in una posizione di fragilità che un avversario abile e concentrato, come il Cagliari, è in grado di sfruttare con un’azione isolata. Stefano Borghi, nel suo commento per Sky, ha definito l’impegno sardo proprio “un trappolone gigante”, una partita forse meno brillante delle precedenti per la Juventus ma punita da una freddezza sotto porta che fa la differenza.




