Perrone alla presidenza di Cdp Equity, un portafoglio da 15 miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il comitato per le nomine di Cassa Depositi e Prestiti ha disegnato i nuovi vertici di Cdp Equity, la holding che gestisce un portafoglio di partecipazioni strategiche del valore di circa quindici miliardi di euro, indicando Fabio Barchiesi nella veste di amministratore delegato e affiancandogli, quale presidente, Paolo Perrone. L’ex sindaco di Lecce, che guidò il capoluogo salentino per un decennio a partire dal 2007 e che dal 2023 presiede il Poligrafico e Zecca dello Stato, si appresta così a ricoprire un ruolo di primissimo piano nell’ambito dell’architettura finanziaria pubblica, un incarico che riflette la centralità dell’ente nel panorama economico nazionale. La sua nomina, che segue un iter definito all’interno del comitato, si inserisce in un più ampio ricambio delle leadership nelle società controllate dalla Cassa, un processo che coinvolge, tra le altre, anche Cdp Real Asset Sgr e Fintecna.

Il mosaico degli asset strategici

Cdp Equity, la quale ad agosto disponeva di un capitale investibile di 3,8 miliardi, amministra un paniere di partecipazioni estremamente diversificato, accomunate tuttavia dall’appartenenza a filiere considerate di interesse nazionale. Nel suo portafoglio, il cui valore complessivo si aggira attorno ai quindici miliardi, trovano spazio realtà come Fincantieri, con le sue maestose navi da crociera, e Nexi, leader nei pagamenti digitali. Vi sono poi il colosso dell’ingegneria e dei servizi energetici Saipem, la grande operatrice di opere pubbliche Webuild, e Kedrion, attiva nel settore dei plasmaderivati. A completare questo mosaico, che spazia dall’high-tech alle infrastrutture, contribuisce anche la gestione di una rete autostradale di circa tremila chilometri, affidata ad Autostrade per l’Italia, un asset che di per sé sottolinea la portata e la rilevanza sistemica degli investimenti custoditi dalla holding.

Il contesto delle nomine e gli equilibri politici

Le recenti designazioni, sebbene riguardino società le cui attività sono formalmente esterne al bilancio dello Stato, non possono essere disgiunte da una logica di equilibri politici, dato che le circa mille partecipazioni, dirette e indirette, del gruppo e le posizioni di potere a esse collegate rappresentano un ambito di notevole attrazione. Le ultime scelte del governo Meloni, come è emerso, sono il frutto di decisioni assunte a Palazzo Chigi, con un ruolo particolarmente significativo riconducibile al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle attività internazionali e alle nomine, Giovanbattista Fazzolari. Questo valzer di incarichi, se da un lato rispecchia una prassi consolidata per ogni esecutivo, dall’altro viene talvolta osservato con una certa apprensione dagli operatori di mercato, i quali temono che si possa talvolta eccedere in un’assegnazione percepita come eccessivamente politicizzata.

Il piano operativo e il rinnovo dei vertici

Parallelamente alle nomine, Cassa Depositi e Prestiti ha presentato il suo piano strategico per il triennio 2025-2027, deliberando nuove operazioni per un importo complessivo che supera i 2,6 miliardi di euro, risorse destinate a sostenere le piccole e medie imprese e gli enti locali. Il comitato ha inoltre proceduto a definire i rinnovi per i consigli di altre controllate di rilievo: per Cdp Real Asset Sgr e per Fintecna sono stati scelti, rispettivamente, Antonino Turicchi come amministratore delegato e Michele Zunin nella funzione di presidente. Questi movimenti, che avvengono all’interno di un’unica, articolata cornice strategica, delineano una fase di significativo riassetto della governance dell’intero sistema, confermando la centralità della Cassa nel finanziamento di progetti di lunga gittata e nella gestione di asset ritenuti fondamentali per lo sviluppo del paese.

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