Ex Ilva, cassa integrazione per 8.622 lavoratori: cosa cambia
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Redazione Interno
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I lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano hanno terminato l’occupazione dell’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova dopo l’annuncio di un confronto istituzionale sulla cassa integrazione straordinaria. La mobilitazione, organizzata per contestare l’ampliamento della misura, si è conclusa nel tardo pomeriggio con la decisione degli operai di lasciare lo scalo e rientrare in fabbrica. Al centro della protesta c’è la richiesta di Acciaierie d’Italia, attualmente in amministrazione straordinaria, di aumentare il numero dei dipendenti coinvolti negli ammortizzatori sociali. La comunicazione del Ministero del Lavoro ha modificato il quadro immediato della vertenza, stabilendo che la procedura sarà affrontata dopo il confronto tra Governo e organizzazioni sindacali.
Cassa integrazione ex Ilva, cosa prevede la disposizione ministeriale
La nota del Ministero del Lavoro chiarisce che le parti saranno convocate soltanto dopo il vertice fissato a Palazzo Chigi per il 27 ottobre 2026. L’incontro istituzionale è dedicato alla situazione aziendale e alle conseguenze sui livelli occupazionali, con particolare attenzione alle ricadute della nuova procedura di cassa integrazione. Fino a quel passaggio, la gestione commissariale dovrà rispettare i limiti e le condizioni già stabiliti dal decreto della Direzione generale degli ammortizzatori sociali. Per lo stabilimento ligure rimane pertanto valida l’attuale autorizzazione, che interessa 280 dipendenti e impedisce, nell’immediato, l’estensione richiesta dall’azienda a una platea più ampia. Il provvedimento autorizzativo relativo alla Cigs resta valido fino al 28 febbraio 2027.
La differenza tra il numero degli addetti attualmente interessati e quello indicato nella nuova richiesta rappresenta uno dei punti più contestati dai lavoratori. L’azienda ha chiesto di portare fino a 870 il totale dei dipendenti coinvolti a Cornigliano, mentre la disposizione in vigore mantiene la soglia precedente. La protesta nasce anche dalla preoccupazione per le conseguenze che una riduzione così ampia del personale operativo potrebbe avere sulla continuità delle attività industriali. I rappresentanti sindacali hanno sostenuto che un ricorso esteso alla cassa integrazione rischierebbe di compromettere il funzionamento degli impianti genovesi, la cui operatività richiede una presenza adeguata di lavoratori. La questione occupazionale è quindi strettamente legata alla possibilità di mantenere attiva la produzione.
La richiesta dei commissari riguarda l’intero gruppo siderurgico
La procedura annunciata non riguarda esclusivamente il sito ligure, ma coinvolge gli stabilimenti del gruppo distribuiti sul territorio nazionale. La richiesta complessiva punta a portare la cassa integrazione straordinaria fino a 8.622 dipendenti, rispetto ai 4.450 già interessati dalla misura. Le nuove condizioni richieste dai commissari si inseriscono in una situazione industriale segnata da difficoltà negli approvvigionamenti e dalla necessità di riorganizzare l’impiego del personale. Per Cornigliano, la comunicazione aziendale è arrivata dopo le precedenti tensioni sulla disponibilità delle forniture di acciaio, elemento essenziale per mantenere operative le lavorazioni. Il ricorso agli ammortizzatori sociali si intreccia così con il tema della continuità produttiva, che rappresenta uno degli aspetti centrali del confronto con le organizzazioni sindacali.
Le dimensioni della richiesta variano a seconda degli stabilimenti. A Taranto la platea indicata raggiunge 6.964 lavoratori su un organico di 7.875 persone, mentre a Novi Ligure la procedura potrebbe interessare 515 dipendenti su 542. Per la sede di Milano sono invece previsti 117 addetti su 125. Considerando l’intero gruppo, il personale complessivo ammonta a 9.626 unità e la quota destinata a rimanere in servizio sarebbe di 1.004 lavoratori. A questi ultimi spetterebbero attività essenziali come la custodia degli impianti, gli adempimenti ambientali e amministrativi e la garanzia della continuità minima delle operazioni. La distribuzione delle sospensioni evidenzia la portata nazionale della procedura e il peso che le decisioni occupazionali assumono per ciascun sito produttivo.
La protesta a Genova e le ragioni dei lavoratori
La mobilitazione è culminata nell’ingresso degli operai nell’area aeroportuale, dove i manifestanti hanno dichiarato l’occupazione dello scalo per chiedere un intervento del Governo. La protesta era diretta contro l’ipotesi di ampliare la cassa integrazione, percepita dai dipendenti come una minaccia alla stabilità lavorativa e alla permanenza delle attività siderurgiche in città. Prima della decisione di lasciare l’aeroporto, i lavoratori avevano partecipato a un confronto in Prefettura che non aveva prodotto l’esito sperato. La prefetta Cinzia Torraco si è attivata per favorire un’interlocuzione istituzionale, mentre la comunicazione ministeriale è stata letta ai dipendenti durante l’assemblea da Armando Palombo, delegato sindacale dello stabilimento. La notizia della convocazione ha fornito ai manifestanti un elemento concreto per interrompere il presidio.
Alla protesta hanno espresso solidarietà anche alcuni studenti, che hanno partecipato al corteo insieme ai dipendenti con striscioni a sostegno della mobilitazione. Il loro intervento ha affiancato la richiesta degli operai di ottenere garanzie sul futuro dello stabilimento e sull’impatto delle scelte aziendali sull’occupazione. La contestazione non riguarda soltanto il numero delle persone coinvolte nella Cigs, ma anche le condizioni necessarie a conservare una produzione effettiva a Genova. I rappresentanti dei lavoratori hanno infatti collegato l’aumento delle sospensioni alla mancanza di forniture e al rischio che interi reparti restino senza attività. La vertenza mette quindi in relazione gli ammortizzatori sociali, l’organizzazione del lavoro e la disponibilità delle materie prime, tre questioni che incidono direttamente sulla possibilità di mantenere operativo il sito di Cornigliano.
Tra le iniziative annunciate nello stabilimento figura anche una rappresentazione teatrale dedicata a Guido Rossa, prevista per il 22 ottobre e aperta ai lavoratori, alle famiglie e alle autorità istituzionali.
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