Ex Ilva, cassa integrazione record: a Racconigi restano in due
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Redazione Interno
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La crisi dell’ex Ilva si aggrava sul fronte occupazionale e a Racconigi, nel Cuneese, lo stabilimento siderurgico è presidiato da appena due lavoratori. Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha avviato la procedura per estendere la cassa integrazione straordinaria fino a coinvolgere 8.622 dipendenti, rispetto ai 4.450 attualmente interessati. La richiesta arriva mentre il futuro produttivo del gruppo è condizionato dallo stop imposto all’area a caldo di Taranto e dalle iniziative dei lavoratori, che in diversi stabilimenti stanno protestando contro l’incertezza sul destino industriale dell’azienda.
Racconigi, 70 lavoratori su 72 a rischio cassa integrazione
Lo stabilimento piemontese è uno dei siti coinvolti dall’ampliamento degli ammortizzatori sociali. La richiesta riguarda fino a 70 dipendenti su un organico complessivo di 72 persone, lasciando soltanto una presenza minima per le attività necessarie a mantenere il presidio del sito. Il dato fotografa la difficoltà di una realtà produttiva che, come gli altri impianti del gruppo, risente della crisi generale dell’acciaieria. La riduzione del personale operativo non riguarda soltanto il polo pugliese: le ricadute della situazione industriale si estendono anche agli stabilimenti più piccoli, dove il numero degli addetti coinvolti è comunque elevato rispetto alla forza lavoro complessiva.
La richiesta di cassa integrazione coinvolge tutti gli stabilimenti
La distribuzione territoriale degli esuberi temporanei evidenzia la portata della procedura. A Taranto la richiesta arriva fino a 6.964 dipendenti su 7.875; a Genova riguarda 870 persone su 917, mentre a Novi Ligure coinvolge 515 lavoratori su 542. Sono interessati anche gli impianti di Milano, Marghera, Paderno e Legnaro, con numeri proporzionati alle rispettive dimensioni. L’estensione della cassa integrazione è legata alle conseguenze operative del fermo dell’area a caldo tarantina, disposto dalla Corte d’Appello di Milano con un provvedimento che impone di interrompere la produzione finché non saranno affrontate le criticità ambientali e sanitarie individuate dai giudici.
Il decreto del governo e gli incentivi per trovare un altro impiego
Un intervento normativo cerca di affiancare alla tutela temporanea del reddito un percorso di ricollocazione professionale. Il decreto-legge 16 ottobre 2026, numero 185, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 ottobre, introduce misure urgenti a sostegno dei lavoratori dell’ex Ilva e delle imprese dell’indotto, con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione e favorire il passaggio verso altre realtà produttive. Il provvedimento prevede due strumenti: un esonero contributivo e un contributo aggiuntivo collegato alle misure occupazionali. La cassa integrazione resta quindi uno degli strumenti di protezione previsti, mentre gli incentivi puntano a sostenere opportunità di lavoro al di fuori del gruppo siderurgico.
La protesta a Genova e il confronto sulle misure occupazionali
A Genova la tensione è sfociata nell’occupazione dell’aeroporto Cristoforo Colombo da parte dei lavoratori dell’ex Ilva, arrivati in corteo dallo stabilimento di Cornigliano. Secondo la ricostruzione della protesta, gli operai hanno raggiunto l’aeroporto senza incontrare resistenza da parte delle forze di polizia. La Fiom genovese ha rivendicato la scelta di forzare gli accessi in modo civile e disciplinato, sostenendo che le condizioni create dalla gestione della crisi spingono i lavoratori a iniziative sempre più incisive. La mobilitazione si inserisce in una fase di forte pressione sindacale, nella quale la richiesta di garanzie occupazionali si accompagna alla necessità di individuare strumenti concreti per chi rischia di restare senza attività lavorativa.
Il 20 ottobre la Corte di Cassazione esaminerà i ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia e Ilva contro il provvedimento che dispone lo stop dell’area a caldo di Taranto. Nella stessa giornata è previsto al ministero del Lavoro un confronto sulle misure straordinarie per i dipendenti, con l’attenzione rivolta anche alle possibilità di accompagnamento alla pensione e agli incentivi per l’uscita volontaria. La decisione giudiziaria riguarda il nodo della continuità produttiva, mentre il tavolo ministeriale affronta le conseguenze occupazionali per i lavoratori e per le aziende collegate alla filiera siderurgica.
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