La Romania intercetta nuovi droni, decollano gli F-16 dopo le incursioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Romania, membro della Nato la cui frontiera orientale si snoda lungo il corso del Danubio a ridosso dell'Ucraina, ha nuovamente attivato i propri velivoli da combattimento in risposta a un'incursione di droni nel suo spazio aereo nazionale. L'episodio, che si è verificato nelle prime ore del mattino, ha spinto le autorità di Bucarest a far decollare i caccia per monitorare una minaccia che, sebbene non abbia causato danni a persone o cose, rappresenta un'ulteriore prova della volatilità del confine. Il ministero della Difesa, in un comunicato ufficiale, ha specificato che "il drone è ricomparso a intermittenza sui radar per circa 12 minuti" in seguito ai massicci attacchi aerei russi condotti contro infrastrutture portuali ucraine, aggiungendo che "non sono stati segnalati casi di impatto di velivoli con il suolo".

Il drone penetra per otto chilometri

Secondo quanto ricostruito dalla Difesa romena, l'allarme è scattato quando un drone, penetrato per circa otto chilometri all'interno dello spazio aereo nazionale, ha costretto all'immediata reazione. Inizialmente, sono stati due caccia tedeschi Eurofighter Typhoon, già schierati in territorio romeno per il servizio di polizia aerea della Nato, a levarsi in volo per identificare e seguire l'intruso. La traccia radar dell'aeromobile non identificato, stando alle dichiarazioni ufficiali, si è poi affievolita più volte, rendendo complessa la traiettoria complessiva dell'oggetto che, dopo essere riapparso più volte sugli schermi, ha cessato di essere rilevato.

Decollano anche gli F-16 romeni

A quel punto, per garantire una copertura continua e una risposta sovrana, l'Aeronautica romena ha fatto decollare due dei suoi aerei da combattimento F-16. L'impiego dei velivoli di fabbricazione americana, parte della flotta di Bucarest, segnala il livello di allerta elevato mantenuto dalle forze armate del paese, le quali, nonostante la natura intermittente della minaccia, applicano protocolli rigorosi ogni qualvolta l'integrità territoriale viene potenzialmente violata. L'episodio si inserisce in un contesto di tensioni che, ormai croniche, vedono il Danubio e le sue sponde come un nuovo, delicatissimo fronte.

L'attacco alla petroliera turca e l'evacuazione dei villaggi

La stessa notte, infatti, un drone ha colpito una petroliera battente bandiera turca mentre si trovava nel porto ucraino di Izmail, nell'oblast di Odessa, provocando un violento incendio a bordo dell'imbarcazione, adibita al trasporto di gas liquido. Le fiamme, divampate con tale intensità da richiedere l'intervento di una nave dei servizi di emergenza specializzata, hanno generato una nube di fumo tale da spingere le autorità romene a ordinare l'evacuazione precauzionale di due villaggi situati lungo la sponda rumena del Danubio. Questi eventi, seppur distinti, appaiono strettamente concatenati dalla prossimità geografica e dalla simultaneità temporale, dipingendo un quadro di escalation che tocca direttamente un paese dell'Alleanza Atlantica.

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