Gabriella Greison e gli insulti sessisti: quando l’abito offusca il messaggio
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Redazione Interno
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Mentre il termometro segnava 44 gradi a Taormina, Gabriella Greison – fisica, scrittrice e divulgatrice scientifica – scelse un abito fresco per la cerimonia di laurea dell’Università di Messina, dove avrebbe tenuto un discorso da madrina. Quello che doveva essere un momento di celebrazione si è trasformato, però, in un pretesto per una valanga di commenti sessisti. «Donnetta che ha bisogno di apparire», «abbigliamento indecente», «ultimi fuochi d’artificio»: il video postato su Instagram prima dell’evento è stato sommerso da critiche che, più che all’outfit, sembravano rivolte alla sua figura di donna che parla di scienza senza conformarsi agli stereotipi.
Greison, che da anni si occupa di fisica quantistica e ha portato la scienza anche a teatro e in televisione, ha risposto con ironia. «Se ti attaccano per lo scollo, puoi solo ridere», ha scritto, sottolineando come l’assurdo vada disinnescato anziché alimentato. «Quello che ha turbato non è il mio abito, ma il fatto che una donna possa parlare di materie scientifiche senza assomigliare a un uomo», ha aggiunto, ribadendo una posizione che ormai dovrebbe essere scontata, eppure continua a far discutere.
La vicenda, al di là dei singoli insulti, ripropone una dinamica purtroppo nota: l’attenzione si sposta dal contenuto all’aspetto, soprattutto quando si tratta di donne in ruoli pubblici. Eppure, come ha ricordato qualcuno citando un antico proverbio, «quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito». A maggior ragione se il saggio è una donna e se, semplicemente, decide di vestirsi come preferisce.




