Un detrito spaziale di 11 tonnellate precipita verso la Terra, monitoraggio in corso per il rientro incontrollato
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Occhi puntati verso l'alto, mentre sistemi di tracciamento di tutto il mondo seguono la traiettoria di un Corpo celeste di fabbricazione umana. È infatti previsto per oggi, venerdì 30 gennaio, il rientro incontrollato nell'atmosfera terrestre del detrito spaziale identificato come ZQ-3 R/B. L'oggetto, che rappresenta il secondo stadio di un razzo lanciato lo scorso 3 dicembre dalla startup cinese LandSpace, ha dimensioni notevoli: una massa complessiva di circa undici tonnellate e una lunghezza stimata di dodici metri. Il programma di sorveglianza e tracciamento spaziale dell'Unione europea, mantenendo un costante aggiornamento, ha indicato come orario previsto per l'impatto con gli strati più densi dell'atmosfera le 12:04 ora italiana. Un dato, questo, che va tuttavia considerato con la dovuta cautela poiché è affetto da un margine di incertezza piuttosto ampio, valutabile ancora attorno alle sette ore.
L'evoluzione delle proiezioni sulla traiettoria
Nel corso delle ultime ore, le simulazioni basate sui dati orbitali hanno subito aggiustamenti, offrendo un quadro in costante divenire. Se in una prima fase analitica la penisola italiana era stata inserita, a causa della sua posizione geografica, tra le aree potenzialmente interessate dal passaggio dei frammenti, le proiezioni più recenti hanno fortunatamente escluso il nostro paese dalla fascia di maggiore rischio. Resta comunque ampia la porzione del globo, caratterizzata principalmente da tratti oceanici ma anche da aree abitate, che potrebbe essere attraversata dal rottame spaziale durante la sua fase di disintegrazione. La difficoltà di pronosticare con esattezza il punto finale deriva dalla natura stessa del rientro, definito incontrollato, e dalla influenza che variabili atmosferiche imprevedibili esercitano su oggetti di tale massa.
Composizione e rischi potenziali del detrito
A rendere particolare questo evento non è soltanto la notevole stazza del in caduta, ma anche la sua composizione costruttiva. Si sa infatti che il secondo stadio del razzo Zhuque-3 include, tra i suoi materiali, parti in acciaio. Questo metallo, noto per la sua elevata resistenza, possiede un punto di fusione più alto rispetto ad altre leghe leggere comunemente impiegate in ambito aerospaziale. Tale caratteristica implica una concreta possibilità che alcuni componenti, seppur di dimensioni ridotte, possano sopravvivere all'intenso attrito generato dall'ingresso nell'atmosfera a velocità ipersoniche. La probabilità che un frammento raggiunga il suolo, provocando danni a persone o cose, rimane statisticamente molto bassa, ma non può essere considerata del tutto nulla, soprattutto in considerazione dell'impossibilità di guidare la discesa.
Il quadro normativo e la sorveglianza attiva
L'episodio riaccende i riflettori, come già avvenuto in passato per simili casi, sulle questioni relative alla sostenibilità delle attività spaziali e alla necessità di regole condivise per mitigare i rischi legati ai detriti orbitali. La comunità internazionale, attraverso enti dedicati, monitora incessantemente migliaia di oggetti in orbita, cercando di prevederne il destino una volta terminata la loro vita operativa. Nel caso specifico, la rete europea Eu Sst sta fornendo aggiornamenti in tempo quasi reale, incrociando i propri dati con quelli di altre organizzazioni per affinare le previsioni fino agli ultimi minuti. Una procedura consolidata, che tuttavia non può eliminare l'incertezza intrinseca quando si ha a che fare con un rientro non comandato, lasciando un velo di apprensione fino al momento del disfacimento finale del velivolo spaziale nell'alta atmosfera.




