Ucciso a 21 anni a Napoli, l’ipotesi del movente legato a una lite per una partita di calcetto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un giovane operaio di 21 anni, Lorenzo Spasiano, incensurato e senza alcun legame con ambienti criminali, è stato ucciso con un colpo di pistola al torace nella notte tra lunedì 22 e martedì 23 giugno 2026, mentre si trovava sotto casa sua in via Caprera, nel quartiere Miano, alla periferia nord di Napoli. L'ipotesi al centro delle indagini dei carabinieri, che non escludono altre piste, è che l'agguato sia stato il tragico epilogo di una lite scoppiata durante una partita di calcetto lo scorso marzo.

Secondo una prima ricostruzione, il ragazzo che avrebbe avuto il diverbio con la vittima sarebbe minorenne, e nei mesi successivi si sarebbero verificati ulteriori episodi di tensione e minacce, culminati con l'omicidio.

L’agguato in via Caprera

L'omicidio si è consumato intorno alla mezzanotte, davanti al civico 14 di via Caprera, sotto l'abitazione della vittima. Lorenzo Spasiano stava uscendo di casa per recarsi al lavoro quando un individuo, che secondo le prime informazioni sarebbe rimasto sconosciuto, gli si è avvicinato e ha esploso un unico colpo a distanza ravvicinata, colpendolo al torace.

Immediatamente soccorso dal padre e trasportato d'urgenza all'ospedale Cardarelli di Napoli, il 21enne è deceduto poco dopo il suo arrivo al pronto soccorso a causa della gravità delle ferite riportate. A trovare il corpo del ragazzo a terra sarebbe stata la madre, uscita in strada dopo aver sentito gli spari e le grida del figlio.

Chi era Lorenzo Spasiano

Lorenzo Spasiano era un ragazzo di 21 anni, incensurato, nato il 25 novembre 2004, che lavorava come operaio edile dopo aver svolto in passato diverse attività, tra cui quella di panettiere e fruttivendolo. Vissuto nel quartiere di Miano, veniva descritto da chi lo conosceva come una persona semplice e dedita al lavoro, lontana dalla criminalità organizzata.

La sua famiglia, composta dal padre autista di ambulanze, dalla madre casalinga e dai quattro fratelli, tutti lavoratori, è considerata una famiglia perbene. Il parroco della chiesa di Sant'Alfonso e San Gerardo, don Salvatore Cinque, che conosceva il giovane, lo ha definito «un ragazzo mite, vivace come tutti i ragazzi del quartiere» e ha escluso che potesse avere legami con la malavita, sottolineando che si svegliava presto ogni mattina per andare a lavorare.

La notizia della sua morte ha sconvolto il quartiere, dove era conosciuto per la sua onestà e la sua dedizione al lavoro.

Le indagini sul movente

I carabinieri del Nucleo Operativo della compagnia Stella e della stazione di Secondigliano, coordinati dalla Procura di Napoli, stanno conducendo le indagini con il massimo riserbo per fare piena luce sulla dinamica e sul movente dell'omicidio. Una delle piste ritenute più calde è quella che riconduce a una lite avvenuta a marzo durante una partita di calcetto, quando Spasiano avrebbe litigato con un ragazzo, verosimilmente minorenne.

Secondo le ricostruzioni, il diverbio, scoppiato probabilmente per un fallo di gioco, si sarebbe poi trascinato per mesi, degenerando in una serie di tensioni e minacce che potrebbero aver portato all'estremo gesto. Gli investigatori stanno esaminando i filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona e ascoltando i residenti per raccogliere elementi utili all'identificazione del responsabile e alla ricostruzione esatta dell'accaduto.

Al momento, nessuna pista viene esclusa, ma l'ipotesi della vendetta personale legata a quel vecchio litigio rimane al centro delle attenzioni.

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