Garlasco, l’avvocato Lovati e l’ipotesi del movente legato a video con politici e massoni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A quasi diciannove anni di distanza dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto del 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco, la ridda di ipotesi e ricostruzioni alternative non accenna a placarsi, anzi, trova nuovo ossigeno nei salotti televisivi dove il caso viene periodicamente riesumato. Nel corso di un intervento a Mattino Cinque, il legale Massimo Lovati, che in passato ha difeso Andrea Sempio — l’amico del fratello della vittima finito nuovamente nel mirino della procura di Pavia — ha riproposto una teoria che si discosta radicalmente dai binari giudiziari consueti, incentrata su un movente che affonderebbe le radici in presunte scoperte fatte dalla giovane donna. Lovati, con il consueto eloquio che mescola suggestione e dettaglio, ha sostenuto che Chiara sarebbe venuta in possesso di alcuni video, probabilmente presenti su supporti informatici di cui si è molto discusso in queste settimane, e in quelle registrazioni avrebbe riconosciuto volti a lei familiari, figure di spicco appartenenti al mondo della politica, della massoneria e persino dell’ambiente ecclesiastico. Una ricostruzione, la sua, che getta ombre inquietanti e che riconduce il delitto a un disegno ben più complesso di quanto emerso nelle aule giudiziarie, dove a essere stato condannato in via definitiva è invece l’ex fidanzato Alberto Stasi.

Non è la prima volta che l’avvocato, da tempo baluardo delle ragioni di Sempio, accosta la tragica fine della ragazza a scenari di cronaca internazionale e a traffici illeciti; in passato, aveva già evocato l’esistenza di un giro pedopornografico, quasi a voler trovare una chiave di lettura che giustificasse una violenza tanto efferata. Secondo quanto riportato, Lovati avrebbe parlato di tagli inferti sugli occhi della vittima come di un vero e proprio messaggio, un monito silenzioso ma terribilmente eloquente, una firma che chi ha voluto colpirla avrebbe lasciato per intimidire o punire. E mentre il dibattito si infiamma su queste piste suggestive, la procura di Pavia procede invece speditamente sul fronte degli accertamenti tecnici, quelli concreti, fatti di tracce biologiche e reperti informatici. Nelle stesse ore in cui Lovati rilasciava dichiarazioni tanto nette, si attendeva proprio la consegna di una consulenza disposta dai magistrati sui personal computer di Chiara e di Alberto Stasi, con particolare attenzione al dispositivo della vittima, mai analizzato prima d’ora in modo approfondito. Dai primi accertamenti sul pc di Stasi, peraltro, non emergerebbe materiale raccapricciante, bensì alcune migliaia di immagini e video a contenuto pornografico, un elemento che poco ha a che vedere con le teorie complesse evocate in trasmissione.

Parallelamente a queste suggestioni, che alimentano il cosiddetto “circo mediatico” tanto contestato dai familiari di Chiara — al punto che la famiglia Cappa, zii e cugine della vittima, ha recentemente depositato decine di querele contro giornalisti e programmi televisivi -3 — si fanno strada anche elementi scientifici di ben altra consistenza. A rimescolare le carte, in queste settimane, è stata soprattutto la questione dell’orario del decesso, un nodo cruciale che potrebbe avere implicazioni decisive sugli alibi di tutti i soggetti coinvolti. Il medico legale Giuseppe Fortuni, intervenuto sempre a Mattino Cinque, ha ribadito con forza che i dati biologici osservati sul, in particolare l’assenza di rigidità cadaverica e di ipostasi al momento del ritrovamento, avvenuto attorno alle 13, spingerebbero a collocare la morte in una fascia oraria molto più vicina al mezzogiorno, indicativamente tra le 10:30 e le 11. Una finestra temporale, questa, che dilaterebbe i canonici diciotto minuti entro i quali, secondo la sentenza di condanna, Stasi avrebbe dovuto commettere il delitto, e che invece coinciderebbe con gli orari in cui Andrea Sempio risultava avere il telefono agganciato alle celle di Garlasco. La relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, depositata in procura e ancora coperta da segreto, secondo indiscrezioni avrebbe proprio l’effetto di allargare questo intervallo, basandosi su una rilettura delle ferite e delle condizioni del corpo alla luce delle più moderne conoscenze scientifiche. Un’ipotesi, quella dell’orario slittato in avanti, che renderebbe meno granitico l’alibi dello scontrino del parcheggio di Vigevano, esibito da Sempio e datato 10:18, e che i suoi legali continuano a difendere come autentico depositando una consulenza ad hoc.

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