Delitto di Garlasco, un'ipotesi sul Baby Tonfa e la ferita alla tempia di Chiara
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Redazione Interno
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Sono trascorsi diciotto anni da quando il Corpo di Chiara Poggi è stato rinvenuto, nella calura di un agosto che non si dimentica, ai piedi delle scale della sua abitazione a Garlasco, ma la domanda fondamentale, quella sull'arma del delitto, rimane una voragine d'ombra che le numerose indagini non sono ancora riuscite a colmare. La scena, di una violenza inaudita, presentava un cranio fratturato, lesioni simmetriche sulle palpebre e, elemento su cui oggi si concentra un nuovo tassello investigativo, una ferita di forma rotondeggiante alla tempia sinistra. Di ipotesi, nel corso di un così lungo arco temporale, ne sono state avanzate molte, alcune più plausibili di altre, in un susseguirsi di teorie che hanno finito per alimentare un dibattito spesso distante dai fatti accertati. Ora, dimenticando per un attimo le precedenti congetture su oggetti come stampelle o attrezzi domestici, l'attenzione viene catalizzata da uno strumento particolare, la cui compatibilità con quella lesione viene sostenuta da un medico legale.
La teoria del mini manganello e le competenze in Krav Maga
La nuova pista, che alcuni potrebbero considerare un'ennesima ricostruzione di fantasia in un caso già così intricato, è stata avanzata da Luisa Regimenti, docente di Medicina legale in un ateneo romano, la quale, dopo aver esaminato la documentazione autoptica e le immagini della scena del crimine, ha indicato nel cosiddetto "Baby Tonfa" l'oggetto potenzialmente in grado di provocare il foro riscontrato sulla tempia della vittima. Si tratterebbe, per usare le sue parole, di un "mini manganello", uno strumento di difesa personale dalle dimensioni contenute, non molto più grande di un portachiavi, che viene impiegato nelle discipline di autodifesa come il Krav Maga. La rilevanza di questo elemento, che potrebbe apparire marginale a un primo sguardo, si collega direttamente al fatto che Andrea Sempio, la persona al centro delle indagini, abbia praticato e successivamente insegnato proprio quella specifica arte marziale.
Le difese e il mosaico delle prove
Parallelamente al dipanarsi di questa nuova congettura sull'arma, procede il lavoro della difesa, la quale, attraverso il nuovo legale di Sempio, ha recentemente modificato la propria strategia, affermando di non essere interessata alla posizione di Alberto Stasi e rivendicando la proprietà di uno scontrino di un parcheggio, un dettaglio apparentemente minuto che però si inserisce in un più ampio mosaico probatorio. Le verità assolute, come spesso accade in vicende giudiziarie così complesse, sembrano scarseggiare vistosamente a Pavia, dove ogni frammento di prova viene analizzato e contrapposto a ricostruzioni differenti, in un lavoro certosino che tenta di far luce su una notte di diciotto anni fa.
La ricerca di una verità ancora lontana
La ferita rotondeggiante, al centro dell'ipotesi del Baby Tonfa, rappresenta soltanto uno degli aspetti di un delitto la cui dinamica appare tutt'altro che chiara, un caso in cui la scienza e la legge cercano faticosamente di trovare un punto d'incontro. L'idea che un oggetto così particolare possa essere stato lo strumento del crimine aggiunge un ulteriore livello di complessità a una vicenda già opaca, spostando il focus sulle conoscenze e sulle abilità che sarebbero state necessarie per infliggere colpi tanto precisi e letali. Mentre il procedimento giudiziario continua il suo corso, la strada per appurare che cosa sia realmente accaduto a Chiara Poggi rimane lastricata di domande, poche certezze e un dolore che il tempo non ha cancellato.




