Oscar 2027, l’Academy stringe sull’intelligenza artificiale e apre alle doppie candidature

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l’ente che da quasi un secolo assegna i premi più ambiti del cinema mondiale, ha varato in vista della 99ª edizione – in programma nel 2027 – un pacchetto di modifiche regolamentari che ridisegna i confini della competizione. Si tratta, come spesso accade quando una istituzione consolidata si confronta con l’innovazione tecnologica, di un tentativo di bilanciare tradizione e cambiamento: da un lato, la rigidità su ciò che è umano e ciò che è macchina; dall’altro, un’inaspettata flessibilità su meccanismi ritenuti fino a ieri intoccabili, come la regola che imponeva un solo film per Paese nella categoria del miglior film internazionale.

La stretta più emblematica riguarda l’intelligenza artificiale, un tema che ormai divide il settore tra chi la considera un semplice strumento e chi invece ne teme la deriva sostitutiva. L’Academy è stata chiara: non saranno ammissibili alle candidature né attori generati artificialmente né sceneggiature che non siano riconducibili a un autore umano. Per i ruoli interpretativi, la nuova norma richiede che l’attrice o l’attore – e lo stesso vale per eventuali controfigure digitali riconducibili a performance umane – siano accreditati nei titoli di coda ufficiali del film, con una dichiarazione dimostrabile di consenso da parte della persona fisica che ha prestato il proprio e la propria voce. Nessuna performance sintetica, quindi, potrà competere per una statuetta. Una presa di posizione forte, questa, che arriva dopo mesi di accesi dibattiti interni alle varie branche dell’Academy, alimentati anche da alcune produzioni già finite al centro di polemiche per l’uso di volti ricostruiti al computer.

Parallelamente, la stessa Academy ha deciso di liberalizzare un altro aspetto finora blindato. Per la categoria del miglior film internazionale, viene infatti eliminato l’obbligo di un’unica candidatura per Paese. Ogni nazione potrà ora presentare più opere, una svolta che di fatto democratizza l’accesso alla corsa finale, anche se lascia aperti interrogativi logistici su come verranno gestiti i volumi di iscrizioni. Non è un dettaglio da poco, se si considera che proprio questa rigidità aveva in passato escluso pellicole di rilievo, costrette a lasciare il posto a scelte politiche o di prestigio interno.

Per quanto riguarda le candidature attoriali, l’Academy ha introdotto un’altra novità destinata a far discutere gli addetti ai lavori: il via libera alle doppie candidature per uno stesso interprete nella medesima categoria. Un attore o un’attrice, insomma, potrà essere nominato due volte nella stessa notte per due performance diverse, purché naturalmente i ruoli siano stati interpretati da un essere umano e regolarmente accreditati. Una possibilità che, fino a oggi, era implicitamente esclusa dalla consuetudine, ma che ora diventa ufficialmente ammissibile. Le candidature per i novantanovesimi Oscar, va ricordato, dovranno essere presentate tra agosto e novembre del 2026, a ridosso di una cerimonia che si annuncia già come un banco di prova per queste nuove architetture regolamentari.

L’impatto sulle categorie tecniche e il peso della trasparenza

Le modifiche non si limitano però ai reparti più esposti al pubblico. Anche diverse categorie tecniche – tra cui montaggio, scenografia e sonoro – vedranno aggiornati i criteri di ammissibilità proprio in funzione della crescente ibridazione tra lavoro umano e algoritmi generativi. L’Academy ha stabilito, senza lasciare spazio a interpretazioni ambigue, che ogni produzione in concorso dovrà dichiarare in fase di iscrizione l’eventuale utilizzo di strumenti di IA, specificandone la portata e il contesto. Una clausola che, in pratica, trasforma la trasparenza in prerequisito: il film che nasconde il ricorso all’intelligenza artificiale rischia l’esclusione, anche a posteriori. Tale misura, recepita dopo un’estate di consultazioni con sindacati di categoria e associazioni di autori, riflette la volontà di non espellere la tecnologia dal set – cosa ormai impossibile – ma di impedirle di impersonare chi, davanti alla macchina da presa, dovrebbe semplicemente esserci.

Il nuovo volto della corsa al miglior film internazionale

L’abolizione del tetto di un film per Paese, per quanto rivoluzionaria sulla carta, solleva però quesiti pratici non secondari. L’Academy ha già fatto sapere che le schede di valutazione saranno adattate per gestire un numero molto più alto di candidature potenziali, senza però modificare il numero finale dei cinque nominati. Resta dunque invariato il collo di bottiglia finale, mentre si allarga enormemente la fase di selezione preliminare. Alcune delle cinematografie storicamente più produttive – come Francia, Italia, Giappone o Messico – potrebbero così trovarsi a competere contro sé stesse, presentando due o tre titoli che si cannibalizzano i voti. Un effetto perverso che l’Academy, nelle comunicazioni ufficiali diffuse nei giorni scorsi, ha scelto di non commentare, limitandosi a evidenziare il principio di equità nell’accesso.

Attori umani e sceneggiature firmate da persone

Tornando alla clausola sull’intelligenza artificiale applicata alla recitazione e alla scrittura, va sottolineato come il testo approvato dall’Academy sia particolarmente meticoloso nel distinguere tra uso strumentale e sostituzione. Un attore umano che viene ringiovanito digitalmente – pratica ormai comune – non incorre in alcuna sanzione, purché la performance di base sia stata interamente eseguita da una persona fisica in carne e ossa. Diverso il caso di un personaggio generato integralmente da un modello generativo, senza un interprete di riferimento: in quel caso, l’opera non potrà candidarsi nelle categorie di recitazione. Stesso principio per le sceneggiature: scrivere con l’aiuto di un assistente di IA per correggere bozze o tradurre dialoghi è ammesso, ma la paternità intellettuale deve essere inequivocabilmente umana, pena la squalifica.

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