Renault chiude il 2025 con una perdita da 11 miliardi, ma l’ombra di Nissan non cancella la crescita commerciale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo automobilistico francese ha archiviato il 2025 con un bilancio che, a un primo sguardo, appare quantomeno contraddittorio: da un lato i ricavi consolidati crescono e le vendite globali superano le attese, dall’altro il conto economico registra una voragine da quasi undici miliardi di euro. Una perdita secca, quella comunicata agli azionisti, che trova la sua origine quasi esclusivamente nella complessa e ormai storica partita aperta con l’alleata Nissan. La rettifica del valore della partecipazione nella casa giapponese – un’operazione contabile non monetaria che vale da sola 9,3 miliardi – ha di fatto riscritto il risultato netto del gruppo, trascinandolo in territorio fortemente negativo nonostante la solidità operativa dimostrata in un contesto di mercato che il ceo François Provost non ha esitato a definire complicato.

Dietro il dato grezzo della perdita, che al netto delle componenti straordinarie legate a Nissan si ridurrebbe a un utile di 715 milioni, emerge la fotografia di un’azienda che continua a macinare volumi. Renault ha immatricolato oltre 2,33 milioni di veicoli nello scorso anno, segnando un +3,2% in un mercato mondiale cresciuto solo dell’1,6%, una performance che assume contorni ancora più significativi se si considera il peso dei mercati internazionali dove il marchio principale ha messo a segno progressi a doppia cifra. In Corea del Sud, in Marocco e in America Latina la penetrazione commerciale si è fatta più profonda, quasi a bilanciare le turbolenze contabili che arrivano da Est.

L’effetto Nissan e la tenuta operativa in Europa

La svalutazione della partecipazione in Nissan, spiegano i vertici, deriva da un cambiamento nel trattamento contabile dell’investimento, una mossa che ha costretto Renault a riallineare il valore della sua quota del 35% alle attuali quotazioni di borsa della casa nipponica, alle prese a sua volta con previsioni operative in ribasso. A questo si sono aggiunti 2,3 miliardi di contributo negativo dalle società collegate e circa 900 milioni di svalutazioni su sviluppi prodotto e asset produttivi, oltre a 400 milioni in costi di ristrutturazione. Tuttavia, al netto di questa tempesta perfetta nei numeri, il margine operativo si è attestato a 3,63 miliardi, pari al 6,3% del fatturato, in calo rispetto al 7,6% del 2024 ma comunque sorretto dalla robusta contribution di Mobilize Financial Services, la branchia finanziaria che ha visto i propri ricavi salire a 1,47 miliardi.

L’Europa, nonostante un quadro economico incerto, continua a rappresentare un pilastro: i tre marchi del gruppo – Renault, Dacia e Alpine – hanno tutti performato al di sopra della media di settore. In particolare, l’offensiva sull’elettrificazione ha prodotto numeri di rilievo, con le vendite di veicoli ibridi cresciute del 35,1% e quelle full electric balzate del 76,7%. Renault si conferma leader nel vecchio continente per quanto riguarda le auto a batteria, spinte dal successo di modelli come la Renault 5, mentre Dacia ha più che raddoppiato le vendite di ibride, segnale che la strategia a due gambe propulsiva comincia a dispiegare i suoi effetti anche su fasce di mercato tradizionalmente meno permeabili all’elettrificazione.

L’ombra del 2026 tra guidance prudente e nuovi prodotti

Nonostante i risultati commerciali positivi, lo sguardo del management si posa con cautela sull’esercizio in corso. Le previsioni per il 2026 indicano un margine operativo atteso intorno al 5,5% e un flusso di cassa libero dell’automotive stimato in circa un miliardo di euro, inclusi 350 milioni attesi da Mobilize Financial Services. Francois Provost ha annunciato che nelle prossime settimane verrà svelata una nuova strategia volta a rafforzare la resilienza del modello operativo e finanziario, in un momento in cui l’industria affronta sfide epocali tra transizione energetica e pressioni sui costi.

Il cantiere prodotto, intanto, non si ferma: per il 2026 sono in programma il rinnovo di modelli chiave come la nuova Clio e il lancio della Twingo E-Tech elettrica, insieme a una nuova Dacia di segmento A a batteria e a un inedito pick-up Renault per il mercato latinoamericano. L’accelerazione nello sviluppo internazionale, con particolare attenzione a India e America Latina, dovrà fare i conti con la diluizione dei margini che l’espansione comporta, ma rappresenta al contempo l’unica via per allentare la dipendenza dal mercato europeo e smorzare, forse, l’impatto di future turbolenze contabili legate agli alleati orientali. Il consiglio di amministrazione, nel frattempo, ha proposto un dividendo di 2,20 euro per azione, invariato rispetto all’anno precedente, a testimoniare la volontà di mantenere un legame con gli azionisti nonostante la perdita da 10,9 miliardi che pesa sul bilancio.

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