Nissan chiude l’esercizio con una perdita record, Renault ne risente
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Redazione Economia
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Milano, 13 mag. – Con un buco da 670,9 miliardi di yen (4,1 miliardi di euro), Nissan ha registrato una delle peggiori performance della sua storia nell’esercizio fiscale chiuso il 31 marzo, trascinata in rosso dai pesanti costi di ristrutturazione che hanno gravato soprattutto sull’ultimo trimestre. Un tracollo che si ripercuote su Renault, la quale, detenendo il 35,71% della casa automobilistica giapponese, ha dovuto assorbire una perdita di 2,2 miliardi di euro nel primo trimestre del 2025.
L’utile operativo del gruppo nipponico, crollato dell’88% a 69,8 miliardi di yen (circa 400 milioni di euro), ha raggiunto un margine risicato dello 0,9%, mentre le vendite globali sono calate del 2,8%, attestandosi a 3,35 milioni di veicoli. Un dato che, seppure mitigato dalla crescita del 3,3% negli Stati Uniti – tra i mercati più importanti per il brand – conferma le difficoltà di un settore automobilistico in affanno non solo in Europa.
La crisi, del resto, ha spinto Nissan a varare un piano di ristrutturazione senza precedenti, che prevede il taglio di 10.000-20.000 posti di lavoro, pari al 15% della forza lavoro globale, e la chiusura di sette stabilimenti entro il 2027. Decisioni drastiche, ma inevitabili dopo il crollo delle vendite in Cina e negli Stati Uniti, l’aumento dei costi operativi e l’impatto dei dazi statunitensi, fattori che hanno contribuito a peggiorare ulteriormente i conti.
Proprio per invertire la rotta, la casa di Yokohama ha presentato "Re:Nissan", una strategia di ripresa che punta a rendere l’azienda più agile e competitiva, attraverso una revisione degli obiettivi e l’adozione di misure strutturali. Se da un lato la nuova leadership cerca di imprimere una svolta, dall’altro resta da vedere se questi interventi basteranno a risollevare un gruppo che, nonostante qualche segnale positivo in Nord America, fatica a riconquistare terreno in mercati chiave.




