Renault e Nissan ridefiniscono l'Alleanza: più autonomia e nuovi progetti in India ed Europa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’accordo quadro siglato da Renault e Nissan segna un ulteriore passo nell’evoluzione di un’alleanza che, dopo anni di tensioni e riassetti, cerca oggi una maggiore flessibilità operativa. Le modifiche apportate alle partecipazioni incrociate, seppur marginali, rivelano una volontà precisa: ridurre i vincoli reciproci senza stravolgere gli equilibri di potere. Il lock-up sulle azioni scende dal 15% al 10%, ma la quota del 18,66% detenuta da Renault in un trust francese resta intatta, così come il tetto massimo dei diritti di voto, fissato invariato al 15%. Una scelta che, pur mantenendo saldi i legami finanziari, lascia spazio a una gestione più indipendente.

In India, intanto, Renault consolida la propria presenza acquisendo il controllo totale della joint venture locale, un segnale chiaro di quanto il mercato asiatico rappresenti un pilastro per la strategia del gruppo francese. Nissan, al contrario, cede ogni partecipazione, ritirandosi da un’area in cui non ha mai raggiunto risultati significativi. Lo stesso vale per Ampere, la divisione elettrica di Renault, da cui il costruttore giapponese si è definitivamente disimpegnato, rinunciando a un ruolo attivo nel progetto.

Sul fronte della mobilità elettrica, però, la collaborazione tecnologica non si interrompe. Nissan lancerà infatti un nuovo modello economico basato sulla piattaforma della futura Renault Twingo, prevista per il 2026 a un prezzo di partenza di 20.000 euro. Un’operazione che, se da un lato sfrutta il know-how francese, dall’altro permette al marchio nipponico di entrare in un segmento finora inesplorato, quello delle city car a zero emissioni a basso costo.

Quello tra Renault e Nissan resta dunque un rapporto di rivalità e cooperazione, in cui le sinergie industriali sopravvivono nonostante i ridimensionamenti reciproci. Un equilibrio complesso, plasmato anche dalle vicende giudiziarie legate all’ex amministratore delegato Carlos Ghosn, il cui arresto nel 2018 aveva scatenato una crisi senza precedenti. Oggi, mentre i tribunali continuano a esaminare le accuse di malversazione – con procedimenti ancora aperti in Francia e Giappone – le due case automobilistiche sembrano aver trovato una strada per convivere, pur senza più la stretta simbiosi del passato.

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