Roma, carburanti contraffatti: sequestrati 26mila litri. «Danni fino a 8mila euro»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Oltre 26.100 litri di carburante non conforme sono finiti sotto sequestro al termine di un piano straordinario di controlli condotto dalla Guardia di finanza di Roma insieme ai funzionari dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Le verifiche, eseguite tra la Capitale e i comuni di Civitavecchia e Frascati con il supporto del laboratorio chimico mobile, hanno fatto emergere un quadro articolato: quattro cisterne e altrettante pistole erogatrici sono state sigillate, mentre cinque responsabili degli impianti risultati fuori norma sono stati denunciati.

Le accuse, per loro, sono di frode nell'esercizio del commercio e sottrazione all'accertamento o al pagamento delle accise.

Gasolio «tagliato» e rischi per la sicurezza

I campioni di gasolio prelevati nelle pompe hanno evidenziato un punto di infiammabilità, il cosiddetto flash point, inferiore alla soglia minima di legge fissata intorno ai 55 gradi. Si tratta di un'anomalia chimica tutt'altro che banale, quasi sempre spia di una contaminazione o di una miscelazione intenzionale: il gasolio viene «tagliato» con solventi, idrocarburi leggeri riciclati o benzina, sostanze più volatili ed economiche che servono ad aumentarne il volume e a eludere il pagamento delle accise. L'effetto collaterale è duplice e preoccupante.

Da un lato, un carburante siffatto può trasformare un liquido normalmente sicuro da maneggiare in un prodotto altamente infiammabile, con un rischio concreto di esplosione o incendio durante il trasporto, lo stoccaggio nei serbatoi interrati e perfino l'erogazione alla pompa. Dall'altro lato, la presenza di componenti estranee altera la viscosità e la corretta combustione nel cilindro, accelerando l'usura degli iniettori e facendo lievitare le emissioni inquinanti.

Prezzi sotto la lente: nove violazioni contestate

Il secondo fronte dell'operazione ha riguardato la regolarità delle tariffe e la trasparenza di mercato. I finanzieri dei gruppi di Roma, Civitavecchia e Guidonia Montecelio hanno eseguito 34 controlli specifici sulla disciplina dei prezzi, contestando nove violazioni complessive. Cinque riguardano la mancata trasparenza dei listini esposti alla clientela, una è legata a irregolarità nella tenuta dei registri e tre alla omessa comunicazione preventiva dei prezzi praticati al ministero delle Imprese e del Made in Italy tramite l'apposita piattaforma informatica.

L'obbligo di comunicazione telematica serve proprio a garantire la massima visibilità delle tariffe e a consentire agli automobilisti un confronto immediato, così da prevenire manovre speculative.

Il conto salato per gli automobilisti

A lanciare l'allarme sugli effetti di questi rifornimenti irregolari è Federcarrozzieri, l'associazione che rappresenta le autocarrozzerie italiane. Nel Lazio le richieste di intervento per danni alle vetture riconducibili a carburanti contaminati sono cresciute del 20 per cento rispetto all'anno precedente. Il presidente dell'associazione, Davide Galli, spiega che il copione è sempre lo stesso: «Dopo il rifornimento, le vetture presentavano improvvisamente problemi, costringendo i proprietari a interventi di riparazione a volte molto costosi».

La stima dei danni varia sensibilmente a seconda della gravità. Nelle situazioni meno serie, quando il problema viene individuato prima che il carburante fuori norma comprometta le componenti meccaniche, la spesa si aggira tra i 200 e gli 800 euro. Sale a circa 3mila euro quando il liquido contaminato ha danneggiato iniettori e pompa del carburante, richiedendo la sostituzione dei pezzi e interventi sulla pompa ad alta pressione.

Il conto più salato, fino a 8mila euro per vettura, si presenta sulle auto diesel quando la contaminazione ha compromesso l'intero circuito con conseguenze dirette sul motore.

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