Ariana Grande, la strega buona che ritrova se stessa nel set di Wicked

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ariana Grande, che presta il volto e la voce a Glinda nel kolossal tratto dal musical di Broadway, svela, in un incontro con la stampa a Londra in occasione della premiere europea di ‘Wicked – Parte 2’, come quel ruolo sia stato per lei un vero e proprio balsamo, un’esperienza che le ha permesso di riconciliarsi con la propria arte in un momento di profonda crisi creativa. “Questo progetto mi ha aiutata molto perché ha guarito il mio rapporto con la creatività”, ha confessato la pop star, spiegando come la sua fama, divenuta a un tratto un’entità ingombrante, avesse finito per oscurare il suo talento. “Penso di essere innamorata di nuovo del mio lavoro come non mi succedeva da molto tempo, si è riaccesa la scintilla”, ha aggiunto, definendo l’intera vicenda terapeutica, soprattutto nel constatare come il pubblico potesse apprezzarla attraverso un personaggio così complesso e lontano dalla sua immagine pubblica.

La bolla di Glinda e lo specchio della celebrità

La narrazione della Buona Strega, la cui popolarità nasconde un’autentica solitudine, risuona in maniera potente con l’esperienza personale dell’artista. “Glinda è vissuta in una bolla, ci finisce davvero anche nel film, e non sa come uscirne”, ha osservato Ariana, tracciando un parallelo evidente con la condizione di chi, come lei, è cresciuto sotto i riflettori. La sua Glinda, infatti, non è semplicemente l’eroina positiva del primo film; nel sequel, che riprende la storia a qualche anno dalla separazione con Elphaba, si ritrova a essere un personaggio pubblico manipolato e controllato dal potere, incarnato dal Mago e da Madame Morrible, in una gabbia dorata che ricorda da vicino le pressioni e le costrizioni che la notorietà internazionale impone.

L’eredità delle dive e il potere della diversità

Per costruire la sua interpretazione, l’attrice ha attinto a piene mani dalla leggenda del cinema e del teatro musicale, citando espressamente icone come Barbra Streisand, Audrey Hepburn e, in modo quasi scontato ma profondamente sentito, Judy Garland, la Dorothy per eccellenza che ha segnato per sempre l’immaginario di Oz. Un omaggio che va al di là della semplice citazione colta, trasformandosi in un riconoscimento del solco artistico in cui si inserisce. Dall’altra parte, la sua partner di avventura, Cynthia Erivo, ha raccontato di come Elphaba le abbia insegnato ad abbracciare la propria unicità: “Grazie a Elphaba e al suo coraggio ora so che la mia diversità mi rende speciale”, ha affermato, sottolineando come quel ruolo le abbia permesso di ritrovare se stessa e, di conseguenza, di investire nell’arte la totalità del suo essere.

La trama del sequel e l’attesa del pubblico

Mentre Elphaba, ormai bollata come nemica dello stato di Oz, si nasconde tra le foreste, Glinda governa la sua popolarità sotto lo stretto controllo di chi detiene il potere. La pellicola, diretta da Jon M. e in arrivo nelle sale, promette di esplorare le conseguenze delle scelte compiute, portando a compimento un’epopea che, al di là degli incantesimi e dei voli, parla soprattutto di identità, libertà e dell’arduo cammino per conquistarsele. Un messaggio, questo, che sembra aver toccato profondamente le sue protagoniste, le quali, attraverso le loro eroine, hanno vissuto un personale processo di emancipazione e di rinascita artistica.

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