Ariana Grande contro la Casa Bianca: «Non usate la mia musica per quel video disumano»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La settimana in corso ha portato alla ribalta un acceso conflitto, destinato a far discutere gli addetti ai lavori e non solo, che vede contrapposte da un lato la popstar Ariana Grande e dall’altro l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. La cantante, nota al grande pubblico tanto per i suoi successi musicali quanto per la recente carriera cinematografica, ha espresso una durissima protesta dopo che la Casa Bianca ha utilizzato uno dei suoi brani, “Bye”, come colonna sonora di un filmato di propaganda promosso sui social network.

Il video in questione, diffuso attraverso il canale TikTok ufficiale della presidenza, ritrae agenti dell’Ice (l’agenzia federale preposta al controllo dell’immigrazione) mentre ammanettano e accompagnano alcuni migranti verso i centri di detenzione; un messaggio che l’artista non ha esitato a definire «barbaro, disumano e atroce».

La replica della portavoce e la sparizione del commento

La replica dell’esecutivo, filtrata attraverso le dichiarazioni rilasciate dalla portavoce Abigail Jackson ai media statunitensi, non si è fatta attendere ed è stata altrettanto tagliente. Jackson ha infatti ribaltato l’accusa, sostenendo che la vera natura «barbara, disumana e ripugnante» sia da attribuire ai «criminali immigrati clandestini che hanno ferito e ucciso cittadini americani innocenti». Nonostante la fermezza della risposta ufficiale, l’impatto della protesta della cantante ha avuto conseguenze concrete sul contenuto postato dall’amministrazione.

A seguito del commento scritto da Ariana Grande (un commento che, va detto, è stato oscurato e non è più visibile pubblicamente nella sezione dedicata), il video è stato silenziato, rimuovendone di fatto l’audio incriminato.

Un precedente che si ripete per Trump

Questa vicenda, sebbene circoscritta a un singolo episodio, si inserisce in un solco ben delineato di polemiche che hanno costellato la presidenza Trump fin dai suoi esordi. Non si contano più, negli ultimi anni, i casi di artisti che hanno preso le distanze dall’utilizzo della propria musica in contesti politici o elettorali senza il loro consenso, specialmente quando queste venivano associate a politiche giudicate restrittive in materia di immigrazione.

Già nello scorso anno, per citare un caso analogo, la collega di Ariana Grande, Sabrina Carpenter, aveva duramente contestato l’amministrazione per l’uso di un suo brano in un video simile che glorificava le operazioni dell’Ice. Se si allarga lo sguardo al contesto delle campagne elettorali, poi, il coro di proteste diventa ancora più nutritissimo: nomi come Abba, Céline Dion e Beyoncé hanno dovuto più volte intervenire per chiedere ai team del presidente di cessare la riproduzione delle loro hit nei comizi.

L’efficacia della censura digitale

Dal punto di vista narrativo, la scelta di accompagnare le immagini degli arresti con la hit “Bye”, pubblicata originariamente nel 2024 e ancora molto in voga nelle radio, appare come un tentativo della comunicazione pubblica della Casa Bianca di ammiccare a un pubblico più giovane attraverso il linguaggio dei meme e dei reel virali.

Tuttavia, la rimozione del sonoro e la cancellazione del commento di dissenso (operazioni che hanno comunque lasciato traccia nelle segnalazioni di numerosi utenti) evidenziano una certa sensibilità dell’apparato mediatico presidenziale alle critiche dirette delle celebrità, le quali spesso dispongono di un megafono sociale più potente di molte testate giornalistiche.

Se da un lato la portavoce Jackson ha voluto ribadire con forza le ragioni politiche dell’amministrazione, dall’altro l’atto pratico di rimuovere l’audio tradisce una sostanziale resa sul terreno specifico della disputa relativa ai diritti d’autore e alla libertà di espressione artistica. L’artista, dunque, ha di fatto ottenuto quello che chiedeva: il silenzio sul reel incriminato.

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