Taranto, i cani di quartiere Billy e Bianca uccisi a fucilate: “Disumano”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nelle campagne silenziose che segnano il confine tra Grottaglie e Fragagnano, dove l’asfalto della provinciale 90 cede il passo alla terra battuta, si è consumata una vicenda che ha lasciato un’intera collettività attonita. Billy e Bianca, due cani di quartiere ormai divenuti, nel loro vagare pacifico, parte integrante di quel paesaggio umano e rurale, sono stati trovati senza vita, falciati dai colpi di un fucile da caccia. Lui, un maschio dalle sembianze di pastore tedesco; lei, una femmina simil maremmana: entrambi regolarmente microchippati, sterilizzati e, come si è appreso, intestati formalmente al comune di Taranto, a sigillo di una condizione non di abbandono ma di libertà vigilata e accettata.

Una routine spezzata dalla violenza

La loro esistenza, scandita da anni tra quelle strade di campagna e l’affetto discreto dei residenti – che a loro volta li accudivano senza privarli dello spazio a cui erano abituati – si è interrotta in modo brutale e premeditato. Billy, in particolare, è stato colpito ripetutamente lungo la strada provinciale, tanto che i suoi ferimenti, di una gravità inaudita, non hanno lasciato scampo nonostante il tempestivo ricovero in una clinica veterinaria di Castellaneta, dove ha spirato il giorno dopo l’aggressione. Il ritrovamento dei corpi, avvenuto a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, ha fatto emergere con crudezza i contorni di un gesto che appare, a chi lo denuncia, come una esecuzione a sangue freddo, un atto di crudeltà gratuita e disumana verso creature incapaci di difendersi e da tutti considerate innocue.

Le reazioni e il percorso giudiziario

Proprio l’indignazione per quella che viene percepita come una violenza insensata ha spinto la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente a presentare una denuncia-querela, annunciando, in una nota dai toni fermi, che si costituirà parte civile nel momento in cui verrà individuato il responsabile o i responsabili materiali del gesto. L’associazione punta esplicitamente a chiedere l’applicazione del massimo della pena prevista, ovvero quella delineata dal secondo comma dell’articolo 544-bis del codice penale, che contempla la reclusione fino a due anni per chiunque cagioni la morte di un animale. Nel frattempo, il dibattito si è animato anche attorno alle modalità con cui cercare giustizia: se da un lato alcune voci avevano inizialmente parlato di una taglia, promessa da volontari, per chi avesse fornito informazioni utili, l’associazione “Gli amici di Morgana” è intervenuta per smentire con decisione questa ipotesi, sottolineando come simili metodi, evocativi di un “Far West”, non siano contemplati e come la via maestra rimanga quella delle indagini condotte dalle forze dell’ordine e dell’azione legale.

Un vuoto nelle campagne

Ora, quel tratto di Puglia agricola dove Billy e Bianca scorrazzavano liberi appare mutato, gravato da un’assenza che parla di violenza e di un confine oltrepassato. Le indagini, condotte dai carabinieri, procedono nel tentativo di ricostruire la dinamica precisa dei fatti e di risalire all’arma e a chi l’ha impugnata, mentre tra i volontari e i semplici cittadini che li conoscevano rimane lo sconcerto per una ferita inflitta non solo agli animali, ma al tessuto stesso di una convivenza civile, che in quei cani riconosceva una presenza familiare e pacifica. La loro storia, purtroppo comune a troppi episodi di cronaca, si ripete qui con la peculiarità di vittime non randagie, ma inserite in un contesto di cura formale e informale, il che rende il gesto ancora più inspiegabile agli occhi di chi, ogni giorno, li vedeva passare.

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