Canzonissima, la quarta puntata regala emozioni e scintille: Elettra Lamborghini sfida il sistema (8), Gassman divide (5)
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La macchina dello spettacolo, quella che Milly Carlucci manovra con la consueta precisione da ormai diverse edizioni, non mostra segni di cedimento. L’undici aprile, tornata al timone del suo show con un’idea tanto semplice quanto efficace – la “Rivincita di Sanremo” – la conduttrice ha confezionato una quarta puntata di Canzonissima che, a giudicare dalle reazioni del pubblico in studio e dai primi flussi di commenti online, ha fatto centro laddove spesso i talent show tradiscono le attese: nell’imprevedibilità.
Perché se è vero che la formula è chiara (artisti in gara che ripescano canzoni “ingiustamente” seconde al Festival), è altrettanto vero che la sorpresa, in questa serata, è arrivata da due fronti opposti. Da un lato, sul palco, Elettra Lamborghini ha offerto una performance che i giudici non hanno potuto liquidare con la solita etichetta di “fenomeno mediatico”. La sua interpretazione, votata con un coraggioso 8, è stata descritta dalle cronache come un atto di sfida: contro i puristi, contro le aspettative di genere e, forse, anche contro se stessa. La Lamborghini ha cantato (e soprattutto “sentito”) un brano sanremese dimenticato, restituendolo con una grinta che ha spiazzato persino i più scettici presenti in giuria.
Dall’altro lato, però, lo stesso meccanismo di valutazione ha mostrato la sua prima crepa. Gassman, il cui carisma scenico è da sempre un’arma a doppio taglio, ha raccolto un 5 che profuma di bocciatura. La sua performance, è stato possibile notarlo, ha diviso l’opinione dei “Magnifici 7” (il panel fisso dello show) in maniera netta: c’è chi ha apprezzato la tensione drammatica, quasi straniante, di un attore che prova a fare il cantante, e chi invece l’ha giudicata eccessiva, fuori registro, poco rispettosa del brano originale. Una divisione, quella generata dal figlio di Vittorio, che non è stata ricomposta nemmeno dall’arrivo di un ottavo giudice d’eccezione.
Un fuoriclasse in giuria: Alessandro Del Piero e il caos dei 7 magnifici
A fare da ago della bilancia, o forse a complicare ulteriormente le dinamiche, è stato infatti Alessandro Del Piero. L’ex calciatore, ora opinionista televisivo dalla parlata misurata, ha preso posto accanto ai giudici fissi per questa sola puntata. E il suo compito non era semplice: amalgamarsi in un banco già di per sé parecchio affollato – lo descrivono le cronache come “molto rumoroso in certi casi” – richiedeva una certa dose di nonchalance. Lui, bisogna riconoscerlo, ce l’ha fatta. Pur senza strafare, senza cercare la battuta ad effetto o la lite da prima serata, Del Piero ha saputo ascoltare. E in un circo mediatico come quello di Canzonissima, la capacità di stare in silenzio e intervenire solo a spizzichi (e con cognizione di causa) è forse la dote più rara.
Non che la puntata ne avesse bisogno, di ulteriore confusione. Perché sul palco, intanto, si consumavano altre due storie opposte. Arisa, che ormai sembra giocare un campionato a parte, ha preso il pubblico per mano con “La notte” (quella seconda a Sanremo nel 2012, lo ricordano le schede di sala) e l’ha portato dritto in un’altra epoca. La sua è stata emozione pura, quasi brutale nella sua semplicità: voce pulita, inquadratura fissa, niente effetti speciali. Un 8 che sa di poco, per chi come lei ha fatto della vulnerabilità la propria arma più letale.
Michele Bravi si ribella e le scintille Fialdini-Izzo (finalmente) accendono la sala
Dall’altra parte dell’empate emotivo, Michele Bravi ha provato la carta della ribellione. Il suo 7, in effetti, racconta la storia di una performance che non ha voluto compiacere nessuno: né i fan del brano originale, né i giudici più conservatori. Una scelta rischiosa, che ha pagato solo in parte, ma che restituisce l’immagine di un artista che rifiuta la comfort zone della cover “rispettosa”.
E poi c’è la cronaca nera leggera, quella che non finisce sui verbali ma nei retroscena di registrazione. Tra Fialdini e Simona Izzo, si legge nei resoconti della stampa di settore, sono finalmente “scintille”. Una “rissa” tra virgolette, certo, nulla di più di un battibecco aspro su un’interpretazione altrui. Ma sufficiente a condire una serata che, senza quel pizzico di veleno incrociato, sarebbe forse risultata troppo levigata. Perché Canzonissima, lo sa bene chi lo segue, non è solo musica: è anche il teatro (contenuto, mai esplicito) delle piccole grandi guerre di ego.
Nel complesso, la quarta puntata ha restituito l’immagine di uno show che, pur nella sua struttura ipercollaudata, sa ancora riservare spazi per l’inaspettato. Elettra che sfida, Gassman che divide, Del Piero che ascolta, Arisa che commuove: quattro modi diversi, forse inconciliabili, di stare sul palco. E quattro voti che, da soli, non raccontano mai tutta la verità.




