L’inchiesta sulle escort e i calciatori: Leao e Calafiori si smarcano, “Nessun coinvolgimento”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La recente ondata di indiscrezioni legate all’operazione della Procura di Milano, che ha portato all’arresto della coppia Buttini-Ronchi insieme ad altri due collaboratori della società Ma.De., ha finito per travolgere, anche solo mediaticamente, decine di volti noti del calcio di Serie A. Tra questi, due nomi su tutti – quelli di Rafa Leao e Riccardo Calafiori – hanno deciso di rompere il silenzio in modo netto, affidandosi rispettivamente ai propri canali social e a una nota ufficiale dei legali per rivendicare la propria totale estraneità ai fatti contestati. L’indagine, coordinata dai magistrati milanesi e condotta dalla Guardia di Finanza, ruota attorno a un presunto giro di prostituzione di lusso che avrebbe coinvolto serate in locali esclusivi della movida milanese, con finale in hotel a pagamento, un sistema che avrebbe fruttato agli organizzatori oltre 450mila euro provenienti da sportivi.

Rafa Leao, attaccante del Milan, ha utilizzato la sua storia su Instagram per rispondere a quanto definito un accostamento “arbitrario e superficiale” del suo nome a questa vicenda giudiziaria. Con un messaggio chiaro e diretto, pur nella naturale indignazione per la piega presa dagli eventi, il calciatore ha specificato: “Ci tengo a chiarire in modo diretto che sono totalmente estraneo ai fatti oggetto dell’inchiesta. Non sono coinvolto e non ho commesso alcun reato”. Leao, che ha invitato a rispettare la verità e la vita privata sua e degli altri sportivi coinvolti – ricordando che “prima che calciatori, siamo persone con una famiglia e una reputazione” – ha infine annunciato di aver già dato mandato al proprio legale di agire contro chiunque continui a diffondere notizie false o lesive della sua immagine.

La precisazione dei legali di Calafiori

Parallelamente, Riccardo Calafiori, difensore dell’Arsenal e della Nazionale, ha scelto la via della formalità legale per tutelarsi. Rivolgendosi allo studio legale Conte, il giocatore ha manifestato “non poco sgomento” per la diffusione del suo nome, chiedendo una rettifica. In una nota inviata alle testate giornalistiche, i legali hanno sottolineato un passaggio cruciale dell’intera inchiesta, ovvero che “il nominativo del nostro cliente non compare in nessun atto dell’indagine attualmente in corso sui Signori Buttini-Ronchi e sulle di loro attività”. La difesa ha quindi insistito sulla necessità di dare opportuno risalto all’unica circostanza obiettiva allo stato nota, ribadendo con forza che il signor Calafiori è “estraneo ad essa in tutto e per tutto”. Nessuno dei calciatori menzionati, va ricordato, risulta indagato per i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione contestati alla coppia.

La posizione processuale degli sportivi

Allo stato attuale degli atti, dunque, la posizione dei calciatori è quella di potenziali testimoni o semplicemente di persone che potrebbero aver partecipato alle serate – e ai successivi servizi extra – senza incorrere in conseguenze penali dirette. La legge italiana, infatti, punisce lo sfruttamento e il favoreggiamento, mentre la prostituzione in sé, se consensuale e maggiorenne, non costituisce reato per il cliente. Resta da capire, nelle prossime fasi dell’inchiesta coordinata dalla procura di Milano – che potrebbe procedere ad audizioni e all’esame diretto dei tabulati – se questi atleti verranno sentiti come testimoni per ricostruire le dinamiche del sodalizio criminale, o se la loro posizione si esaurirà nel semplice passaggio di nominativi all’interno di una ricerca informatica.

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