Piano Sfera, la fatturazione elettronica cancella 240mila questionari per imprese e partite Iva

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Istituto nazionale di statistica e l’Agenzia delle Entrate hanno dato il via alla fase pienamente operativa del Piano SFERA, acronimo che sta per Statistiche con Fatturazione Elettronica per la Riduzione degli Adempimenti, un progetto che segna un punto di svolta concreto nel rapporto tra fisco, burocrazia e mondo produttivo. Dal 2026, i dati che confluiscono quotidianamente nel sistema della fatturazione elettronica – quel flusso ormai consolidato che parte dalle scrivanie dei commercialisti e dagli uffici amministrativi delle aziende – vengono riutilizzati per finalità statistiche, evitando così che migliaia di imprese debbano comunicare le stesse informazioni più volte a soggetti pubblici diversi. Si tratta di un cambiamento di paradigma che poggia sul principio del “once only”, secondo cui la pubblica amministrazione non dovrebbe chiedere ai cittadini e alle imprese dati già in suo possesso.

I numeri, del resto, restituiscono la portata dell’operazione. Per quanto riguarda la Rilevazione mensile sul Fatturato dei Servizi, oltre diecimila imprese di minori dimensioni – che rappresentano circa il 40 per cento del campione statistico – non riceveranno più i moduli da compilare, perché i loro dati di fatturato saranno stimati direttamente attraverso le informazioni già trasmesse all’Agenzia delle Entrata. Questa sola misura comporta un taglio netto di centoventimila compilazioni all’anno, un alleggerimento che per le piccole e medie imprese si traduce in ore di lavoro sottratte agli adempimenti e restituite alla gestione ordinaria dell’attività.

L’intervento, però, non si ferma qui. Un secondo fronte di semplificazione riguarda gli scambi commerciali con i Paesi dell’Unione europea e, più precisamente, la compilazione del modello INTRA 2bis, quello relativo agli acquisti intracomunitari di beni che finora ha rappresentato un passaggio obbligato per migliaia di operatori. L’innalzamento della soglia statistica che determina l’obbligo di presentare questa rilevazione ha permesso di esonerare circa diecimila operatori intra-Ue su un totale di quattordicimila, con un ulteriore risparmio di centoventimila adempimenti annui. Anche in questo caso, la stima delle importazioni per i soggetti esonerati viene effettuata attraverso una combinazione integrata di fonti, tra cui quelle messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, garantendo così la continuità e l’affidabilità del dato statistico senza gravare ulteriormente sulle imprese.

Considerando i due interventi in modo cumulativo, nel corso del 2026 il sistema produttivo italiano si troverà alleggerito da circa duecentoquarantamila comunicazioni statistiche che non dovranno più essere inviate. È evidente, per chi abbia familiarità con la macchina burocratica, che simili riduzioni non rappresentano soltanto un risparmio cartolare o digitale, ma incidono sulla qualità stessa del lavoro quotidiano di migliaia di partite Iva, spesso in trincea tra scadenze fiscali e questionari apparentemente interminabili. La possibilità di vedere i propri dati riutilizzati in modo intelligente – nel rispetto delle disposizioni del Regolamento generale sulla protezione dei dati, il cosiddetto Gdpr – introduce un elemento di razionalità in un sistema che troppo spesso ha chiesto all’impresa di farsi carico di oneri informativi ridondanti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.