Piano sfera, addio a 120mila questionari: la fattura elettronica diventa fonte statistica per l’istat

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si consuma, nei primi mesi del 2026, il passaggio decisivo verso una semplificazione che era stata annunciata ma che solo ora trova piena attuazione: il Piano Sfera (Statistiche con Fatturazione Elettronica per la Riduzione degli Adempimenti), frutto della collaborazione strutturale tra Istituto Nazionale di Statistica e Agenzia delle Entrate, diventa operativo, trasformando radicalmente il rapporto tra fisco, statistica e imprese. L’elemento centrale di questa svolta – che molti osservatori attendevano da quando la fattura elettronica è diventata obbligatoria – risiede nel riutilizzo sistematico di un flusso di dati già esistenti, quelli delle fatture elettroniche, per finalità statistiche. Un meccanismo, questo, che consente di alleggerire il carico burocratico senza sacrificare la qualità delle rilevazioni, anzi, inCorporando l’informazione alla fonte.

Il cuore del progetto: meno questionari, più dati condivisi

L’architettura del progetto Sfera si basa su un principio di interoperabilità tra le due amministrazioni, un’interoperabilità che permette di bypassare la tradizionale richiesta di moduli cartacei o digitali rivolti alle imprese. Nella sua fase pienamente operativa, avviata nel 2026, il Piano coinvolge in modo diretto oltre diecimila aziende di dimensioni più contenute, rappresentative di un segmento cruciale del tessuto produttivo. Si tratta, nel dettaglio, di quelle imprese incluse nella cosiddetta Rilevazione mensile sul Fatturato dei Servizi: per circa il 40 per cento del campione originariamente coinvolto in questa rilevazione, l’invio dei questionari statistici viene definitivamente meno. Una riduzione che si traduce in numeri imponenti: si parla di centoventimila compilazioni annue in meno, un taglio netto degli adempimenti che restituisce tempo e risorse agli uffici amministrativi delle piccole e medie imprese.

Dall’adempimento fiscale alla statistica: un cambio di paradigma

A ben vedere, ciò che rende innovativo il Piano Sfera non è soltanto il risparmio burocratico, per quanto significativo, ma la logica sottostante: quella di un fisco digitale che smette di essere visto come un mero strumento di prelievo per diventare una fonte primaria di informazioni pubbliche. I dati che le partite IVA inviano già all’Agenzia delle Entrate per assolvere agli obblighi fiscali – in particolare il flusso continuo delle fatture elettroniche – vengono ora acquisiti dall’Istat, che li utilizza per stimare l’andamento dei servizi, sostituendo le rilevazioni dirette. È una riconfigurazione profonda del rapporto tra Stato e impresa: laddove prima esisteva una duplicazione della richiesta informativa (una per il fisco, una per la statistica ufficiale), oggi si assiste a una convergenza, con l’obiettivo dichiarato di eliminare le sovrapposizioni che da anni gravano sul sistema produttivo.

L’impatto concreto sulla burocrazia delle piccole imprese

L’effetto più tangibile di questa operazione si riverbera sulle imprese di minori dimensioni, quelle storicamente più esposte al peso degli adempimenti amministrativi. Per loro, la prospettiva di vedersi cancellare centoventimila comunicazioni annuali rappresenta un alleggerimento non marginale. Si tratta, spiegano i tecnici, di un passaggio che ridisegna il perimetro degli obblighi: le aziende escluse dalla compilazione dei questionari vedranno i propri dati relativi al fatturato stimati attraverso le informazioni già trasmesse con la fatturazione elettronica, un meccanismo che elimina alla radice il rischio di errori formali legati alla compilazione dei moduli. La semplificazione, in questo senso, non è solo un concetto astratto ma si concretizza in una minore esposizione a sanzioni, in un risparmio di tempo per i commercialisti e, non ultimo, in una maggiore prevedibilità del rapporto con le istituzioni.

Un sistema che si evolve: dall’annuncio all’operatività

L’avvio della fase operativa del progetto Sfera arriva a valle di un lavoro preparatorio che ha visto Istat e Agenzia delle Entrate mettere a punto i protocolli tecnici necessari per garantire la sicurezza e la qualità dei dati trasferiti. Un lavoro, quello di allineamento tra le banche dati, che ha richiesto tempo ma che ora permette di dare concretezza a un principio più volte evocato dal legislatore: quello del “once only”, ovvero l’obbligo per le amministrazioni di richiedere alle imprese una sola volta le informazioni, riutilizzandole al proprio interno per finalità diverse. Con questa operazione, la fattura elettronica – introdotta anni fa come strumento di contrasto all’evasione – completa quindi un ulteriore ciclo della sua evoluzione, assumendo il ruolo di infrastruttura informativa strategica anche per la produzione di statistica ufficiale. Un cambiamento, questo, destinato a incidere in modo duraturo sulla routine di migliaia di partite IVA, che si trovano di fronte a un fisco e a un sistema statistico sempre più integrati.

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