Il rock non morirà mai: 70mila invasero l’Autodromo di Imola per gli AC/DC

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La carica dei 70mila, tra corna rosse e maglie nere sventolate come stendardi, ha trasformato l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari in un tempio del rock. Un fiume di persone, dai ragazzini con i cerchietti da diavoletto agli adulti che sfoggiavano cravatte abbinare a magliette vintage, ha attraversato viale Dante già dal mattino, accalcandosi ai cancelli per assicurarsi un posto vicino al palco. Dieci anni dopo l’ultimo concerto a Imola, gli AC/DC hanno dimostrato ancora una volta di saper unire generazioni, trascinando fan da ogni angolo d’Europa in un’unica, elettrica notte.

Quella del 20 luglio non è stata una semplice esibizione, ma la chiusura simbolica di un’era. Dal 2026, i grandi concerti si sposteranno nella nuova Music Park Arena di via Malsicura, rendendo questo evento l’ultimo nel paddock che ha ospitato, nel 2015, il loro ritorno dopo l’Heineken Jammin’ Festival. Eppure, nonostante il peso della storia e l’età dei membri della band – alcuni superano i settant’anni –, lo show è stato un turbine di energia. Brian Johnson, voce graffiante e carisma intatto, ha esordito con un grido: "It’s great to be back in... Imolaaa!", scatenando un boato. Poi, senza risparmiarsi, ha guidato la band attraverso un set che ha spaziato dai classici agli inni più recenti, mentre Angus Young, alla chitarra, ha regalato al pubblico quindici minuti di assolo ipnotici, ogni nota rispedita al mittente da un’onda di urla.

Tra gli stand di merchandising e i vinili esposti come reliquie, la città è sembrata vivere in funzione del concerto. Persino chi non aveva il biglietto è rimasto invischiato nell’atmosfera, ascoltando da lontano i riff di "Highway to Hell" o "Thunderstruck". E se la setlist ha privilegiato i successi senza tempo, è stato impossibile non notare come la band, pur senza rinnegare il passato, abbia scelto di non fossilizzarsi su di esso. Il rock, quello vero, non ha età – e gli AC/DC, con la loro miscela di irriverenza e professionalità, lo hanno ribadito senza bisogno di discorsi.

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