A Melito di Napoli la resa dei conti tra fantasmi del passato e sfide per il futuro
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Redazione Interno
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Mentre in provincia di Frosinone si gioca una partita a sè, fatta di piccoli centri e liste trasversali che spesso prescindono dai tradizionali steccati ideologici per lasciare spazio ad alleanze estemporanee e spesso inedite -2-6-10, l’attenzione degli osservatori, almeno per quanto riguarda l’area campana, si concentra inevitabilmente sul clima incandescente che si respira a pochi chilometri da Napoli. Melito di Napoli, comune alle prese con la scadenza elettorale del 24 e 25 maggio, rappresenta uno dei veri banchi di prova di questa tornata amministrativa, non fosse altro per il peso specifico di un voto che arriva a distanza di anni da uno scioglimento anticipato e da vicende giudiziarie che hanno lasciato il segno nella coscienza collettiva. La sfida, in questo caso, non è solo politica ma anche profondamente etica: tre candidati in corsa, seppur sostenuti da un numero variabile di liste (quindici in tutto), si trovano a dover fare i conti con un fantasma ben più ingombrante delle solite promesse elettorali.
L’ombra della sentenza e le spaccature interne al centrodestra
A complicare ulteriormente lo scenario, in una competizione che già di suo appare estremamente fluida e frammentata, ci ha pensato una recente pronuncia della Corte d’Appello di Napoli. La condanna, che ha colpito l’ex primo cittadino insieme ad altre figure di spicco dell’amministrazione uscente per fatti legati a presunti scambi politico-mafiosi, ha di fatto riacceso i riflettori su quei meccanismi opachi che per anni hanno alimentato il malcontento popolare nei quartieri difficili della città. Ne approfitta, forse più degli altri, la candidata del centrosinistra, Dominique Pellecchia, capace di coalizzare attorno a sé non solo i partiti tradizionali del campo largo ma anche una serie di liste civiche che provano a interpretare la voglia di riscatto di una parte consistente dell’elettorato. Di fronte a lei, lo schieramento avversario si presenta infatti profondamente lacerato: da una parte Giuseppe Chiantese, espressione di un’area civica che ha rotto con l’alleato naturale, e dall’altra Giovanni Barretta, che pure aveva ottenuto l’investitura delle sigle più strutturate come Forza Italia e Lega. Una spaccatura, quest’ultima, che rischia di disperdere quel bacino di consensi che altrimenti sarebbe stato potenzialmente maggioritario, favorendo di fatto l’avversaria in un gioco di equilibri che solo il primo turno, quello in programma domenica 24 maggio (dalle 7 alle 23) e lunedì 25 (dalle 7 alle 15), potrà chiarire.
L’assenza dei grandi partiti e la regola dei piccoli comuni
Se nel comune di Melito, superando ampiamente la soglia dei quindicimila abitanti, si prospetta l’eventualità di un ballottaggio fissato per il 7 e l’8 giugno, diversa è la musica che si ascolta ascoltando le notizie in arrivo dalla provincia di Frosinone. Qui, come del resto accade in tutti i centri con popolazione inferiore al limite dei 15mila residenti, la politica nazionale sembra sfumare quasi completamente lasciando spazio a fenomeni di micro-politica locale difficilmente incasellabili nelle tradizionali griglie destra-sinistra. Nei nove comoci coinvolti – Belmonte Castello, Boville Ernica, Cervaro, Fontana Liri, Guarcino, Patrica, Pontecorvo, Ripi e Trevi nel Lazio – le liste sono pressoché tutte civiche e l’estrema personalizzazione della sfida impone un’analisi caso per caso, lontana da quelle logiche di schieramento che invece dominano le cronache nazionali. Una concretezza, quella che si respira in queste realtà, che diventa quasi un ossimoro rispetto alla complessità delle dinamiche campane, ma che fotografa fedelmente la duplice anima di un Paese chiamato contemporaneamente a scegliere i propri amministratori locali.
Il bivio tra continuità amministrativa e discontinuità giudiziaria
Tornando a Melito, gli ultimi mesi di gestione affidata ai commissari prefettizi hanno rappresentato una sorta di camera di decompressione necessaria per ricucire le ferite inferte da gestioni passate, con interventi simbolici come la riqualificazione di quelle aree periferiche un tempo considerate roccaforti della criminalità organizzata. La sfida che attende i candidati, e che si dipanerà lungo le settimane di campagna elettorale, sarà quella di dimostrare – ciascuno con il proprio bagaglio di alleanze e con il proprio passato politico – di essere all’altezza di quel testimone. Se la candidata del centrosinistra prova a giocare la carta della novità e dell’antidiagonalismo, gli altri due contendenti scontano inevitabilmente (chi più chi meno) l’aver incrociato le proprie traiettorie politiche con quelle di un centrodestra finito al centro di una bufera giudiziaria senza precedenti per la cittadina vesuviana. L’apertura dei seggi decretherà, come sempre, l’unica verità inconfutabile: quella espressa silenziosamente dall’urna, lontana dai proclami e dalle analisi a caldo dei commentatori.




