Il sonno, una terapia essenziale troppo spesso dimenticata dopo i sessant'anni

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Spesso considerato un semplice intervallo di inattività, il riposo notturno rappresenta invece, come sottolinea Giorgio Sesti, docente di Medicina interna alla Sapienza di Roma, una vera e propria medicina, fondamentale eppure trascurata soprattutto quando l’età avanza. Superata la soglia dei sessant’anni, infatti, si tende a dormire meno, un fenomeno che non dovrebbe essere accettato con rassegnazione ma contrastato adottando tutte le strategie possibili per garantirne la durata e la continuità. Si tratta di un pilastro irrinunciabile del ciclo quotidiano, la cui importanza viene troppo frequentemente sottovalutata a scapito della salute complessiva.

I rischi concreti per cuore e metabolismo

La scienza ha ormai chiarito, del resto, quanto un sonno insufficiente o caratterizzato da ritmi irregolari possa minare l’equilibrio dell’organismo, influendo negativamente su parametri cruciali. Dormire poco e male, per fare un esempio concreto, contribuisce a far salire i valori della pressione arteriosa e, non secondariamente, predispone all’accumulo di peso e all’obesità. Queste alterazioni trovano una spiegazione nei meccanismi circadiani, quei processi che si ripetono con un periodo di circa ventiquattr’ore, regolando una miriade di funzioni biologiche: dalla variazione pressoria nell’arco della giornata al ciclo mestruale mensile, governato dall’alternanza ormonale.

L'orologio maestro e gli orologi periferici

Tutto è sincronizzato da una sorta di orologio biologico centrale, collocato in una regione profonda del cervello chiamata ipotalamo, il quale coordina una serie di “orologi periferici” disseminati in ogni tessuto e organo. Quando questo sofisticato sistema di regolazione viene compromesso da abitudini di riposo scorrette, le conseguenze si ripercuotono a cascata, aprendo la strada a patologie anche gravi. Una ricerca condotta dall’Oregon Health & Science University e guidata dal professor Andrew McHill, pubblicata sulla rivista “SLEEP Advances”, ha aggiunto un tassello allarmante, associando sistematicamente una durata del sonno inferiore alle sette ore a una ridotta aspettativa di vita.

Il decalogo per un riposo ristoratore

Per trasformare il sonno in un alleato terapeutico efficace, è necessario quindi creare le condizioni ambientali e comportamentali ideali. Non è tanto l’orario della sveglia a contare, quanto il rispetto di quel monte ore minimo – le sette per notte – indicato come soglia protettiva. Elementi come un cuscino adeguato, una coperta confortevole e una stanza buia e silenziosa concorrono a favorire un riposo profondo e ristoratore, che alcuni esperti non esitano a definire come “il farmaco più salutare” a disposizione di ciascuno. Prendersi cura del proprio sonno, in fondo, significa investire concretamente sul proprio capitale di salute presente e futura.

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