La Bugatti Tipo 22 del 1925 dimenticata sul fondo del Lago Maggiore per 70 anni
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Redazione Economia
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Esistono automobili rare, automobili leggendarie e poi esistono vetture la cui storia supera qualsiasi immaginazione. È il caso della Bugatti Tipo 22 del 1925 rimasta per oltre settant’anni sul fondo del Lago Maggiore, diventando una delle vicende più affascinanti e insolite della storia dell’automobile. Tra miti, racconti popolari e documenti ufficiali, questa vettura francese è riuscita a trasformarsi da semplice auto abbandonata a vera e propria leggenda sommersa.
La storia vera dietro il mito
Il Lago Maggiore, con la sua posizione strategica divisa tra Piemonte, Lombardia e Svizzera, è da sempre un crocevia di storie e leggende di paese. Ma c’è una storia in particolare, tornata incredibilmente e recentemente alla ribalta sul web per gli appassionati di auto d’epoca, che nasconde le radici nel suo fondale. Protagonista? Una rarissima Bugatti Tipo 22 del 1925, nota anche con il leggendario soprannome di “Brescia”.
Per molti anni la vicenda è stata accompagnata da una narrazione quasi romanzesca: secondo la leggenda più diffusa, la Bugatti sarebbe stata persa durante una partita a poker dal celebre pilota francese René Dreyfus negli anni Trenta, a favore dello svizzero Adalbert Bodé. Una storia affascinante, ma che non trova conferma nei registri ufficiali.
L’architetto e il problema dei dazi doganali
La realtà appare meno cinematografica ma altrettanto sorprendente. I documenti dell’epoca raccontano infatti che la vettura venne acquistata regolarmente dall’architetto svizzero Marco Schmuklerski, il quale si trasferì ad Ascona, sulla sponda svizzera del Lago Maggiore. Il problema nacque poco dopo: l’auto era stata importata senza che fossero stati pagati i relativi dazi doganali e le imposte previste dalla legislazione elvetica. Nel 1937 Schmuklerski lasciò improvvisamente il Paese, abbandonando la Bugatti nel cortile della propria abitazione.
Una soluzione radicale
Secondo la normativa vigente, il veicolo avrebbe dovuto essere distrutto. Tuttavia la demolizione comportava costi che le autorità preferirono evitare. La soluzione adottata oggi appare incredibile: la Bugatti venne semplicemente trasportata e fatta affondare nelle acque del Lago Maggiore. Un gesto che all’epoca sembrava una scelta pratica e definitiva. Per facilitare un eventuale recupero, la vettura venne inizialmente fissata a una catena pesante.
Ma con il tempo la catena si è arrugginita e ha ceduto, facendo scivolare l’auto sul fondo a 53 metri di profondità, dove si è adagiata su un fianco, lentamente sepolta dal fango. Nessuno poteva immaginare che quella stessa vettura sarebbe diventata una delle auto sommerse più famose al mondo.
Da attrazione per sub a recupero storico
Con il passare degli anni la presenza della vettura sul fondale divenne sempre più nota tra i subacquei locali, che iniziarono a visitarla regolarmente a partire dagli anni Sessanta. Nonostante il deterioramento causato dall’acqua e dal tempo, il relitto conservava ancora una forte carica evocativa. La svolta è arrivata poi nel 2009, in circostanze particolari: un giovane del luogo, Damiano Tamagni, fu vittima di un'aggressione che gli costò la vita.
Il club subacqueo di Ascona decise allora di recuperare la famosa Bugatti e di venderla all’asta, devolvendo il ricavato a una fondazione istituita in memoria del ragazzo per contrastare la violenza giovanile.
L’asta e la scelta di non restaurare
Con un’operazione di recupero che ha riportato la carrozzeria della Tipo 22 alla luce del sole, il relitto è stato messo all’asta dalla casa d’aste Bonhams. La vettura è stata acquistata dal collezionista americano Peter Mullin per una cifra di circa 260.513 euro. Contrariamente a quanto avviene normalmente con vetture storiche di questo livello, il nuovo proprietario decise di non restaurarla.
Una decisione condivisa da molti esperti: restaurare completamente l’auto avrebbe cancellato gran parte della sua unicità e della storia accumulata durante i decenni trascorsi sul fondo del lago. Per questo motivo la Bugatti è stata conservata nelle condizioni in cui è stata recuperata, diventando una sorta di testimonianza autentica del proprio passato.




