La Ferrari alza il velo sulla SF-26, tra scommessa aerodinamica e inseguimento motoristico
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Redazione Sport
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La conclusione dei test in Bahrain ha restituito un’immagine a dir poco curiosa del mondo della Formula 1, con Charles Leclerc e la sua SF-26 in cima alla lista dei tempi grazie a un crono di 1’31”992 che, va detto subito, pesa quanto un cero sciolto in una cattedrale se rapportato alle reali gerarchie che vedremo a Melbourne -1. Il tam-tam del paddock, quella strana alchimia di voci e sensazioni che spesso anticipa le cronache, racconta infatti di una Mercedes data per favorita, forte di un vantaggio stimato tra i 15 e i 20 cavalli sulla power unit rivale, un margine non da poco in un campionato che apre un nuovo ciclo regolamentare -4. La domanda, allora, sorge spontanea ed è lecito porsela: il Cavallino rischia di trovarsi non solo la squadra ufficiale di Brackley davanti, ma anche quella clienti che altri non è se non la McLaren, ovvero l’ultima squadra ad aver vinto il Titolo costruttori?
Il concept aerodinamico come risposta alla superiorità motoristica
Eppure, se c’è una scuderia che ha stupito per fantasia progettuale in questo scorcio di test invernali, quella è proprio la Rossa. A Sakhir, gli ingegneri guidati da Loic Serra hanno portato in pista una soluzione tecnica che ha lasciato a bocca aperta gli addetti ai lavori: un’ala posteriore dal meccanismo di apertura innovativo, che una volta raggiunta la classica posizione orizzontale non si ferma, ma prosegue la rotazione fino a ribaltarsi di 180 gradi -2. Un movimento che ricorda da vicino, per chi ha memoria storica, quanto visto sulla Mercedes del 2011, sebbene con un livello di sofisticazione tecnica decisamente superiore. La differenza sostanziale, come hanno notato i tecnici presenti in Bahrain, risiede nel fatto che il comando dell’ala è integrato nell’endplate, e il flap superiore si rovescia completamente, trasformando il profilo alare e generando un vantaggio aerodinamico stimato intorno agli otto chilometri orari in più sul dritto -7. Una soluzione che, a detta di Giorgio Piola, firma storica del giornalismo motoristico, non solo è lecita e intelligente, ma verrà verosimilmente imitata da tutti gli altri team nel corso della stagione -2.
Le parole di Serra e la filosofia del foglio bianco
“La cosa più importante – ha tenuto a sottolineare Loic Serra, direttore tecnico della Ferrari, nel corso delle interviste post-test – non è avere una buona vettura adesso, ma essere capaci di migliorarla durante tutta la stagione”. Parole che fotografano perfettamente la filosofia con cui Maranello ha affrontato questo azzardo tecnico: siamo partiti da un foglio bianco, ha spiegato, e questo offre tante opportunità, ma lo svantaggio è che quando ci sono così tante possibilità il rischio di perdersi è altissimo -8. La SF-26, in questo senso, rappresenta una scommessa precisa: persa la battaglia politica sulla power unit, o forse semplicemente preso atto che lo sviluppo del motore termico potrebbe non essere il loro punto di forza immediato, gli ingegneri hanno deciso di giocarsi la carta dell’aerodinamica. Hanno sfruttato ogni libertà concessa dal nuovo regolamento, quella stessa libertà che consente di interpretare in modo personale il comando dell’ala posteriore e che ha portato alla creazione di un’altra interessante novità nella zona dietro lo scarico, studiata per massimizzare i volumi concessi dalla norma -2.
La doppia anima del progetto e l’incognita cliente
Il dubbio che aleggia, però, è se questa audacia progettuale sarà sufficiente a colmare il divario prestazionale che si vocifera esista a livello di propulsore. La Mercedes, si dice, non solo ha più cavalli, ma ha anche interpretato con maggiore efficacia l’integrazione tra il nuovo carburante sostenibile e la parte ibrida, quell’MGU-K che ora deve fare a meno del vecchio MGU-H e che cambia radicalmente l’erogazione della potenza -5. E se la casa di Stoccarda è il riferimento primario, lo spettro per la Rossa è doppio, perché la McLaren, motorizzata proprio dalla Mercedes e campione del mondo in carica, potrebbe aver messo a punto una sintesi perfetta tra il telaio di Woking e la potenza di Brixworth. Una circostanza, questa, che renderebbe la salita ancor più ripida per Leclerc e Hamilton, chiamati a gestire una monoposto complessa e ancora in fase di evoluzione. Lo ha ricordato bene Serra, quando ha parlato di aver allungato la fase di valutazione del concetto per garantirsi quella flessibilità di sviluppo che sarà cruciale nei lunghi mesi del campionato -8. La Ferrari, insomma, ha scelto di investire sul futuro, sulla capacità di crescere, ben consapevole che la strada maestra per Melbourne è lastricata di incognite e che i veri conti si faranno solo quando il semaforo si spegnerà in Australia.




