A Monaco la fantasia aerodinamica premia la McLaren, mentre la Ferrari punta tutto sulla leggerezza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel salotto buono del Principato, dove la velocità di punta cede il passo alla ricerca ossessiva del carico aerodinamico, la tecnica diventa spesso più importante della tattica. E se il divieto imposto dalla FIA di utilizzare l’ala mobile (la cosiddetta “Straight Line Mode”) ha spento una delle armi principali delle monoposto moderne, ha acceso invece la creatività dei progettisti.

Quasi tutte le scuderie di vertice, con una sola eccezione di rilievo rappresentata dalla Ferrari, hanno presentato a Monte Carlo interpretazioni geniali di come trasformare l’involucro di quell’attuatore ormai inerte in un dispositivo capace di generare purissimo carico verticale.

Il “bialbero” della McLaren e la rinuncia della Rossa

Se Mercedes e Red Bull avevano già mostrato le loro contromisure, è stata la McLaren a rubare la scena con una soluzione che gli inglesi hanno battezzato “bialbero”. Osservando il supporto verticale, dove di solito trova posto l’attuatore, il team diretto da Andrea Stella ha preferito aggiungere una struttura composita: sul bordo d’uscita del flap posteriore sono comparsi tre “rami” curvi, a cui si aggancia un secondo dispositivo formato da due piccole alette sovrapposte.

Peter Prodromou, il capo aerodinamico papaya, ha insomma sacrificato il movimento per ottenere un soffiaggio passivo, sfruttando ogni centimetro quadro concesso dal regolamento per avvolgere la ruota posteriore in un flusso d’aria più carico.

Di segno diametralmente opposto la scelta della Ferrari. Invece di inseguire soluzioni esterne fantasiose, il Cavallino ha deciso di lavorare sottotraccia: se al posteriore le rosse hanno mantenuto l’ala ribaltabile senza stravolgerne l’estetica, è sotto il cofano anteriore che è accaduto qualcosa di rilevante. Per alleggerire la vettura in un contesto dove ogni grammo incide sul passo corto e sulle sospensioni, Maranello ha rimosso il pesante comando idraulico dell’aerodinamica attiva situato nel muso.

Charles Leclerc, fresco di firma su un rinnovo pluriennale che lo lega ancora al progetto di Vasseur, ha ammesso che “se c’è una pista sulla quale scommetterei su di noi, questa è Monaco”, citando anche il passo ridotto della McLaren e i rapporti del cambio meno lunghi dei rivali come possibili insidie.

Equilibri di potere e gestione interna nel team di Brackley

In casa Mercedes, lo scenario è profondamente diverso nonostante la leadership nei campionati. Toto Wolff, intervenendo alla vigilia, ha voluto gettare acqua sul fuoco di un entusiasmo che potrebbe rivelarsi pericoloso su un tracciato che ama tradire le gerarchie stabilite nei circuiti tradizionali. La squadra di Brackley arriva nel Principato con un bottino di cinque vittorie in cinque gare, un ruolino di marcia perfetto che il patron austriaco definisce tutt’altro che garanzia di successo tra le barriere del porto.

La preoccupazione di Wolff, trasparente nelle sue dichiarazioni, riguarda la natura imprevedibile della pista, capace di annullare il vantaggio tecnico della power unit e di ridurre l’efficienza del DRS. Ma c’è anche un altro tema, più delicato, che riguarda la gestione interna: il team principal ha ribadito il concetto che la priorità assoluta rimane il team, anche se sul tavolo c’è la sfida interna tra il leader del campionato, Antonelli, e il compagno Russell.

“Sono liberi di lottare – ha scandito Wolff – ma la priorità sarà sempre la squadra”, un monito chiaro per evitare collisioni in un weekend dove il margine di errore è pari a zero.

Mentre il circus si prepara ad affrontare le stradine di Monte Carlo, i tempi sul giro delle prove libere di venerdì diranno se il “bialbero” della McLaren riuscirà a scalfire il predominio Mercedes o se la strategia opposta della Ferrari, quella di portare meno peso invece di più aria, pagherà il dividendo più alto nella domenica monegasca.

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